Ritorno alla preadolescenza

Nel 1984 frequentavo la prima media.
Andavano i Duran Duran, gli Spandau e gli A-HA.
Madonna imperversava in versione Like a Virgin.
Erano gli anni dei “paninari”, ma andavano in voga anche i primi Cure.
A scuola, ci si classificava in base all’abbigliamento.
Le prime cotte, le prime delusioni. Chi provava a fumare, chi provava a bigiare.

E io ero una ragazzina incerta e alla ricerca di se stessa. In quegli anni, era come se avessi avuto un’immagine di me che non corrispondeva per nulla a quella che realmente offrivo al mondo. Diciamo che vivevo molto dentro di me, per cui all’esterno trapelava poco o quasi niente.
Giocavo a pallavolo, avevo molte amiche, sia a casa che al mare, in estate.
Eppure, qualcosa di difficile da superare c’era sempre.

Ero uscita dall’infanzia, ma l’adolescenza si faceva ancora attendere.
Con le amiche, a scuola, si iniziava a truccarsi, alcune in maniera plateale, altre, come me, in maniera soft, giusto un po’ di matita argentata sotto gli occhi, e il lucidalabbra alla menta roll-on che appiccicava tutto, e poi un po’ di profumo o colonia.

Solo una volta, ma forse non ero più alle medie, avevo azzardato un trucco alla Cindy Lauper, ed è stata l’unica volta nella vita che mio padre mi ha impedito di uscire. 😀

Mia mamma mi aveva comprato i primi trucchi, in un sacchettino rosa, una matita verde, dei rossetti rosa perlati con un profumo buonissimo, e forse qualcos’altro che non ricordo. Ma ricordo benissimo quanto mi piacevano e come mi sembravano belli e  magici allora!

In prima media avevo i capelli corti alla maschio, con un po’ di ciuffo davanti (terrificante), per poi passare da una terribile permanente in seconda, ed approdare ad un caschetto tipo Sabrina delle Charlie’s Angels (ma non con lo stesso risultato estetico).

Non mi piacevo mai. Le altre mi sembravano belle, spigliate e soprattutto mai così insicure come me! A scuola andavo molto bene, forse troppo, per cui ogni tanto valeva la pena di prendere qualche brutto voto, per non essere etichettata come “secchiona”, magari dalle stesse amiche che poi venivano “a ripetizione” da me su costrizione dei professori.
Ma anche in classe mi sentivo inadeguata.
Sapevo le risposte ma non alzavo mai la mano. Quando parlavo mi sembrava di dire una serie di fesserie e basta.

Tutte idee mie, probabilmente, ma su quegli anni di passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza, così incerti, ambivalenti, forse varrebbe la pena soffermarsi a riflettere, anche se spesso, a ripensarci, vorrei solo passare un colpo di spugna!
E pensare a quanti problemi ci si autoinfliggono a quell’età, che poi magari ci segnano o ci condizionano nelle scelte a venire.
Ad esempio, nella scelta delle scuole superiori. O peggio, nella percezione di se stessi.

Erano anni… veloci, nel senso che in pochi mesi si susseguivano avvenimenti più o meno importanti. Amicizie nuove e vecchie, cambiamenti fisici, la ricerca della propria identità, capire cosa è bene e cosa no. Farsi condizionare dagli altri, scegliersi le amicizie, sbagliare.

A volte penso che mi sia mancata una guida.
Onestamente non lo so, non lo ricordo, che ruolo avessero giocato i miei genitori, in quella fase. Non ero una “di chiesa”, perciò non avevo nessun prete o confessore con cui confidarmi, avevo le coetanee, cercavo, senza trovarla, la mia strada, e a volte, non si sa come, finivo a frequentare dei personaggi ambigui molto più grandi di me, a loro volta alla ricerca di sé ma persi in qualche meandro di alcool e droga che molto andava negli anni 80. Non so come potessi cercare amicizie del genere, forse seguivo semplicemente la mia amica del momento, che ne era molto attratta…
So che più tardi ho iniziato a sviluppare un senso “doppio” di me, una me positiva e una negativa, che ha preso poi potere per anni.
Chissà. Chissà come si costruisce la personalità.

Chissà dov’era lo yoga in quegli anni.

Sta di fatto che all’epoca delle scuole medie girava così. Gioie e dolori di una non più bambina ma non ancora ragazza.
E questo post mi è uscito così, ripensando a quei momenti, dopo aver ricevuto l’invito ad una festa anni ’80 dove si deve vestirsi a tema! E da lì’, e da un giro nella cantina di mia mamma ieri pomeriggio, ho iniziato a pensare a come mi vestivo, a come ero io a quell’epoca.
E a come avrei voluto essere: spigliata come la “Vic” di Sofie Marceau ne Il tempo delle mele !
E la voglia di andare alla festa, con tanto di pattini a rotelle e walkman con le cuffie a cerchietto!!

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4 risposte a Ritorno alla preadolescenza

  1. ylenia ha detto:

    a parte il fatto che nell’84 io ero appena nata, i miei ricordi della prima media negli anni 90 non sono poi tanto diversi. e questo salto nel passato mi ha aiutata a relativizzare gli ultimi giorni strambi e difficili. tutto passa. a volte è bene così.

    • auradiluna ha detto:

      Grazie, Ylenia! Sì, tutto passa, prima o poi, la cosa difficile è non permettere che eventi negativi distruggano la nostra pace, la nostra serenità costruita giorno dopo giorno. Si dice che è dove splende la luce che viene attirato chi la luce non ce l’ha!
      ..E sulla preadolescenza, vedo che è un’ età così, di insicurezze! Spero tra 10 anni di essere presente in tutti i sensi per mia figlia… ammesso che non sia già nella fase di scontro coi genitori!!! (aiuto!!)

  2. Chandana ha detto:

    Scopro solo stasera questo post.Io nell’ 84 avevo 5 anni e ricordo i paninari e i Cure. Come te e Ylenia,non ero tanto diversa alle medie “Sapevo le risposte ma non alzavo mai la mano” questa frase racchiude tutto,mi sono rivista in pieno.Eppure adesso anch’io mi chiedo dove fosse la meditazione.Penso che quello che eravamo ci ha permesso di diventare quello che siamo adesso…e yoga e la meditazione erano semini nel cuore,nell’anima. 🙂

    • auradiluna ha detto:

      Hai ragionissima, quello che eravamo ci ha permesso di diventare ciò che siamo ora… chissà che anche oggi possiamo costruire il nostro futuro in maniera più consapevole di allora… 🙂

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