Una mattinata

alla fioca luce delle 8

alla fioca luce delle 8

Il mio “ufficio” di stamattina è stato un chiostro.
Nonostante la levataccia per aiutare ad allestire lo spazio, nonostante il sonno per la notte un po’ tumultuosa con la piccola che si svegliava di continuo, nonostante il freddo patito nei cortili, ero contenta di aver cambiato luogo, anche se per poco e di pochi chilometri. Ho anche rivisto un’amica, che mi riprometto sempre di andare a trovare (ma per un motivo o per l’altro non sono ancora riuscita nell’intento), e per lei è stata una sorpresa trovarmi lì, dopo mesi e mesi di assenza (mia) per maternità! Però, c’è stato un momento in cui ho provato una lieve stretta allo stomaco.
Il seminario era gratuito e aperto a tutti, avevamo avuto un  boom di iscrizioni e posti in sala non sufficienti. E si sono presentate al banco di registrazione delle signore molto attempate, pensionate o altro. Erano arrivate in bicicletta ed avevano borse di plastica piene di giornali, e non avevano la minima idea di quale fosse l’argomento del seminario. Inoltre c’era anche un personaggio un po’ strano, sembrava non proprio con tutte le rotelle a posto, la mia collega diceva di conoscerlo per la fama di essere pazzo.
Ora… si trattava di mandarli via, cosa che la collega non ha esitato a fare, vedendo la mia… titubanza o più probabilmente incapacità.
Magari erano i classici “imbucati” in cerca di un pranzo (era previsto un buffet finale), e sicuramente non avrebbero seguito il convegno per più di 15 minuti, che era estremamente tecnico, ma io con quelle signore che mi sembravano un po’ la mia nonnina, non ce la facevo. Così semplici e pacifiche, si erano sedute aspettando di essere chiamate da noi  in quella che avevano definito la “sala d’attesa” (cioè un angolo del chiostro all’aperto dove soffiava vento). Ho apprezzato la cordialità di una ragazza dello staff, che le ha prese in carico e, programma alla mano, ha cercato di trovare loro un convegno “più interessante” (che probabilmente non ha trovato, dato che hanno vagato tutta mattina tra i cortili).

CIMG0394

…ma io proprio non ho ancora sviluppato il cosiddetto “pelo sullo stomaco”. Per molte cose mi lascio intenerire (il che non sempre è una qualità!). Però, se in ultimo ci fosse stato posto in aula, se queste sciurette e “il pazzo” fossero stati contenti così (e il pranzo non era pagato da noi ma gratuito per tutti), cosa sarebbe cambiato?
Ad ogni modo, oggi inaspettatamente mi hanno portato i calorosi saluti da parte di una signora con cui avevo lavorato anni fa, e, da ultimo, per pranzo sono passata alla “solita gastronomia” vicino all’ufficio, dove non mettevo piede da un anno e mezzo, e l’accoglienza è stata sbalorditiva, quasi avessero rivisto una vecchia amica. La proprietaria e la cassiera si sono lanciate in domande sulla mia bimba, su com’è, su chi la tiene mentre sono al lavoro, e via dicendo. Ok.. non era l’ora di “punta”, non erano per nulla indaffarati, ma l’ho sempre pensato che quel negozio è anomalo per essere in centro a Milano, sembra un posto di 20 o 30 anni fa, dove le persone sono “normali”, niente battutine, niente scortesie, sempre sorridenti oppure no (una volta la proprietaria era scoppiata in lacrime davanti a tutti). Anche qui, il ricordo va… alla salumeria di paese che aveva mia nonna!
🙂

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