L’insonnia, la natura e Jung

Leggendo il libro di Jung (L’uomo e i suoi simboli), mi è tornato in mente un periodo particolarmente infelice che ho vissuto circa 11-12 anni fa.
Non riuscivo MAI a dormire, ero presa da un’insonnia praticamente costante.
Mi sembrava di essere Tyler Durden, il protagonista insonne di Fight Club, quando (per chi ha visto il film) in ufficio si mette a fare le fotocopie, in un’atmosfera irreale e dissociata (“Con l’insonnia nulla è reale. Tutto è lontano. Tutto è una copia di una copia di una copia…“).
Così ero io nelle mie giornate, soprattutto al lavoro.
Mi sembrava notte alle 10 di mattina. Il dopo pranzo era letale. Ma anche nel week end, a casa, nella calma più totale, non dormivo né di notte, ma nemmeno di pomeriggio, nemmeno dopo pranzo. Nemmeno con lievi ansiolitici o con la valeriana (non mi sono mai voluta spingere oltre).
C’era solo un modo per prendere sonno (ed era un sonno che durava poco, 3 ore al massimo): pensare alla natura.
Era una vera e propria fantasia, che mi vedeva protagonista.
Dunque, dove sono nata e cresciuta (e dove abitavo fino a qualche anno fa), c’è un fiume. E un grande bosco lo affianca per chilometri. Non sono mai stata un’appassionata del bosco, ma ci andavo comunque spesso, come del resto tutti gli abitanti del paese, fin da bambina.
E in quelle notti, immaginavo di essere là, nel bosco, di notte. Tutto era illuminato da una tenue luce, un po’ blu. Toccavo un albero e ci entravo. Cioè, diventavo l’albero.
Una specie di fatina dei boschi. Potevo entrare o uscire dall’albero a mio piacimento. Ma solo quando ero l’albero, trovavo la pace necessaria per addormentarmi.

Ecco le parole che mi hanno rievocato questa visualizzazione riappacificatrice dell’anima:

“Quanto più si è sviluppata la conoscenza scientifica, tanto più il mondo si è disumanizzato. […] Il tuono non è più la voce di una divinità irata, né il fulmine il suo dardo vendicatore. I fiumi non sono più dimora di spiriti, né gli alberi il principio vitale dell’uomo. […] Nessuna voce giunge più all’uomo da pietre, piante o animali. […] Il suo contatto con la natura è perduto. […] Questa perdita enorme è compensata solo dai simboli dei sogni. Essi ci ripropongono la nostra natura originaria, con i suoi istinti e il suo particolare pensiero.”

C. G. Jung, L’uomo e i suoi simboli

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Una risposta a L’insonnia, la natura e Jung

  1. uzbazur345 ha detto:

    Bel Blog e Bell’articolo!
    L’isomnia è curabile con l’ascolto ed il relax grazie ai suoni della natura!
    La natura è molto rilassante è la musica più antica mai creata!
    Buon ascolto della natura!

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