Yoga e rigidità

Durante la lezione di yoga di ieri mi sentivo davvero “tirata”. La schiena mi tirava, era un po’ dolente, le gambe mi tiravano, erano rigide, le torsioni non erano proprio indolori. Il collo tirava, il bacino era arrugginito. 
Eppure, proprio in mezzo a quelle rigidità ho notato che l’insegnante aveva ragione a dire che non c’è tensione senza nevrosi e non c’è nevrosi senza tensione. Non c’è rigidità corporea senza il corrispettivo mentale. Non c’è rigidità mentale senza che ne scaturisca una conseguenza corporea.
Intendiamoci: non che oggi vada meglio… ma almeno ne sono consapevole!
Troppo spesso in passato avevo considerato questo suo approccio allo yoga un po’ “soft”, mi sembrava qualcosa di “leggero”, di “poco movimentato”, e ovviamente dipende da cosa uno cerca. Ma ultimamente ringrazio questo suo modo di proporre lo yoga, così apparentemente morbido, ma così profondamente impegnativo. Non è semplice conoscere se stessi, e nemmeno accorgersi di se stessi.
Se ci propone di ascoltare il nostro proprio respiro in una spalla, o nella zona lombare, e questo non lo riusciamo a sentire… forse dovremmo prestare un’attenzione maggiore, sbloccare la zona, sciogliere quel nodo che abbiamo. Conoscerci meglio. Non importa se non si fa la chakra asana, se non si susseguono i saluti al sole, se l’aratro è una volta al mese. Ho capito che se non sento e se non presto attenzione ai miei blocchi, non c’è asana che tenga. Se la spalla mi fa male, dovrei ascoltarla. Se l’anca è bloccata, se respiro male, meglio concentrarsi su quello.
Sulla vita quotidiana, con i suoi affanni, i suoi respiri mal respirati e le sue corse per non perdere l’autobus, sugli scatti d’ira, i malumori per la pioggia e le ansie per un nonnulla.

Ieri diceva che noi non siamo il nostro pensiero (menu mal), né il nostro respiro, né i corpi astrali. Che un giorno dovremo abbandonare questo corpo, ma qualcosa di noi resterà, qualcosa di sottile.
Che cosa? Forse è il caso di scoprire adesso qual è la parte importante di noi, oggi, in questo momento.
E – cosa che non sapevo – che uno dei numerosi significati della parola yoga è “istruzioni per l’uso” (della vita, di noi stessi).

Na cha praana sangno na vai pancha vaayuh,
Na vaa saptha dhathur na va pancha kosa,
Na vak pani padam na chopastha payu,
Chidananada Roopa Shivoham, Shivoham.

Non sono il respiro, né i cinque soffi,
Non sono i sette elementi, né i cinque involucri,
Non sono la voce o le mani o piedi o gli altri organi,
Io sono Shiva, sono Shiva, pura coscienza e beatitudine.

Atma Shakatam

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6 risposte a Yoga e rigidità

  1. Catia ha detto:

    Sempre saggia Letizia Monti!
    Non sapevo nemmeno io che la parola yoga significa anche “Istruzioni per l’uso”. Mi piace!
    Proprio poco fa sul finire della mia pratica ho perso l’equilibrio un sacco di volte. E alla fine quel piede ha deciso di non staccarsi dal pavimento. Ovviamente era la mia mente a dirigere il gioco.
    E allora rifletto: in che cosa ho paura di buttarmi? Perchè ho paura di staccarmi dalle certezze ( il pavimento)? Che cosa mi impedisce di rimanere in equilibrio?
    Ci devo lavorare. penso che marzo sarà il mese dedicato all’equilibrio ( interiore ed esteriore, il che è la stessa cosa).
    Un abbraccio

    • auradiluna ha detto:

      Il corpo ci manda molti segnali, sta a noi poi accorgercene… come nel tuo caso, anch’io ho delle difficoltà “in essere” che cerco di interpretare… e spesso, come tu dici, è la mente… anche solo un pensiero ricorrente, una preoccupazione…
      Per quanto riguarda le “istruzioni per l’uso”, Letizia diceva proprio che nel corso della vita subiamo diverse etichette che poi facciamo nostre, e alla fine si creano dei blocchi, dei ristagni, ma lo yoga arriva in soccorso e ci ridà le “istruzioni d’uso” di noi stessi… è carino, no? E quante ne sa!
      Un grande abbraccio!

  2. auradiluna ha detto:

    ti ho scritto io.. devo inserire la mail sul blog in effetti

  3. Chandana ha detto:

    Che bel post! Come forse sai, sono una neofita nello yoga, ma me ne sto innamorando lezione dopo lezione. Se penso che la mia “vecchia” maestra di meditazione snobbava lo yoga perché diceva che è per persone rigide… mentre è tutto il contrario! E sono felice di aver provato, ti fa lavorare davvero a fondo, è un lavoro importante.
    E’ interessante anche quello che hai scritto nel commento sopra : “… nel corso della vita subiamo diverse etichette che poi facciamo nostre, e alla fine si creano dei blocchi, dei ristagni, ma lo yoga arriva in soccorso e ci ridà le “istruzioni d’uso” di noi stessi… ”
    Non vedo l’ora di andare a lezione 🙂

    • auradiluna ha detto:

      Il tuo entusiasmo è sempre contagioso!! adesso anch’io non vedo l’ora che sia lunedì per tornare a lezione!!!
      E’ un lavoro davvero importante, dove non si finisce mai di imparare, di fare esperienza. E la storia delle etichette è tragicamente vera! ora, soprattutto con la mia bimba, ma anche con gli altri, sto cercando di non darne mai!
      Un grande abbraccio e grazie per l’energia!!

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