Genitori efficaci

genitori
L’ultimo libro che ho letto è stato “Genitori efficaci” di Thomas Gordon.
Mi ha davvero colpito questo approccio alla relazione coi figli, così “innovativo” (il libro è del 1970!), basato sulla tecnica dell’ascolto attivo.

In pratica, suddivide le risposte che solitamente si danno ai figli nella gestione dei conflitti in “metodo I” (autoritario, il genitore prevarica sul figlio, più o meno velatamente), “metodo II” (permissivo, il genitore pur di evitare conflitti si mette da parte), proponendo un metodo alternativo, il cosiddetto “metodo III”, o “metodo SENZA PERDENTI”.

E’ basato, come dicevo, sull’ascolto attivo: quando il figlio ci invia un messaggio, si tratta di esplicitarne la decodificazione che abbiamo messo in atto, invogliando l’altro ad approfondire il contenuto del messaggio e a trovare spontaneamente delle soluzioni. Perciò i conflitti, col Metodo III, verranno risolti proponendo soluzioni che possano essere accettabili da entrambe le parti.

Il metodo si basa sul rispetto che ogni adulto dovrebbe avere per i bambini e per gli adolescenti, così come per tutti gli esseri umani.

Inoltre, mi ha colpito questa idea a cui non avevo mai pensato: il periodo di ribellione degli adolescenti verso i genitori potrebbe non essere “fisiologico”.
Come dice Gordon:
“Oggi sono convinto che gli adolescenti non si ribellano ai genitori. Si ribellano solamente ad alcuni metodi disciplinari distruttivi adottati quasi universalmente dai genitori. Il dissenso e la turbolenza sono un’eccezione, quando i genitori imparano un nuovo metodo per risolvere i conflitti”.

Insomma… libri come questo riescono a ridare speranza per un futuro migliore! Considerato anche che ha scritto libri (ma soprattutto esistono corsi) non solo per i genitori, ma per insegnanti ed educatori.
🙂

Ringrazio la mia insegnante di yoga del corso di educazione prenatale che ho frequentato, per avermelo segnalato!

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6 risposte a Genitori efficaci

  1. wwayne ha detto:

    Fa benissimo a porre l’ accento sull’ importanza di essere dei buoni genitori, perché é un tema estremamente attuale.
    Purtroppo pochissime persone sanno fare i genitori. E non soltanto perché si tratta di un compito difficile, ma anche perché oggi molti genitori non hanno la minima voglia di star dietro ai propri figli. Preferiscono affidarli alle cure di mamma tv e papà computer, liberarsi di loro come ci si libera di un venditore porta a porta o di un collega troppo appiccicoso.
    Il risultato é che molti giovani crescono come animali allo stato brado, senza ricevere una vera educazione. Si comportano in maniera estremamente maleducata e non se ne rendono nemmeno conto, perché loro per primi non hanno la percezione di cosa é educato e cosa non lo é.
    Per lo stesso motivo molti giovani non si applicano allo studio. Se da bambino i tuoi genitori non ti hanno insegnato quanto sia importante studiare, se non hanno fatto i poliziotti controllando ogni sera se avevi fatto tutti i compiti, tu crescerai senza capire il valore dell’ istruzione, vedendo i compiti per casa come una cosa che si può anche non fare.
    Lo stesso luogo della scuola viene visto da molti studenti unicamente come un posto in cui spassarsela con i propri amici, esattamente come un bar o un luna park. Non pensano “Vado a scuola per imparare”, pensano “Vado a scuola per divertirmi.” E quindi sul quaderno invece di prendere appunti fanno disegni osceni, invece di ascoltare la prof chiacchierano con il compagno di banco e così via.
    Spesso i genitori non solo non educano i propri figli, ma non si accorgono neppure dei loro problemi, o se ne accorgono soltanto quando la situazione é ormai irrecuperabile. Ad esempio, se il figlio va male a scuola da Settembre loro se ne accorgono soltanto a Febbraio, quando vanno a ritirare la pagella. Se il figlio si droga, loro non se ne accorgono dopo le prime canne, ma quando il ragazzo é già passato alle pasticche. Manca un controllo costante della situazione, molti genitori danno solo un’ occhiata ogni tanto. E quando prendono delle contromisure (punizioni per i comportamenti sbagliati, ripetizioni per il rendimento scadente eccetera), lo fanno per mettersi a posto la coscienza, per dire a se stessi “Ahò, il mio l’ ho fatto”, non perché vogliano sinceramente risolvere i problemi del figlio.
    Io in questo mi ritengo estremamente fortunato, perché i miei genitori non hanno mai cercato di liberarsi di me, mi hanno educato con attenzione e hanno sempre voluto tenere il polso della situazione su tutti i fronti: scuola, amicizie, sport eccetera. Ovviamente la cosa mi irritava (già da bambino tenevo molto alla mia privacy), ma crescendo ho capito che il bravo genitore deve comportarsi esattamente così, a costo di rendersi impopolare davanti al figlio.

    • auradiluna ha detto:

      Sicuramente ci sono genitori che non hanno voglia di fare i genitori. Così come ce ne saranno tanti altri che si impegnano al meglio delle loro possibilità.
      Uno dei primi capitoli del libro in questione si intitola: “Accusiamo i genitori: cosa facciamo per aiutarli?”
      Non mi trovi d’accordo nell’utilità del “fare i poliziotti”… è proprio l’approccio autoritario descritto nel libro come “Metodo I”.
      Più che controllare sul figlio, si tratterebbe di cambiare prospettiva e basare il rapporto sull’amore, sul rispetto e sull’essere un valido esempio. Poi, ovviamente nessuno è perfetto, e non tutti i figli sono uguali (per fortuna).
      La cosa importante è diffondere una cultura della consapevolezza del proprio ruolo genitoriale o educativo (nel caso di insegnanti) e delle proprie responsabilità.
      Un saluto!

      • wwayne ha detto:

        Quando parlavo di “fare i poliziotti” non intendevo dire che i genitori devono assumere un atteggiamento autoritario o addirittura brutale: intendevo dire che da parte loro deve esserci un controllo attento, come quello di un poliziotto quando é di pattuglia.
        Sono d’ accordo quando scrivi che non tutti i figli sono uguali, e proprio per questo non ha senso mettersi ad elaborare dei principi educativi con la presunzione che valgano per tutti: ciascuno é fatto a modo suo, e quindi deve essere preso in modo diverso.
        Altrettanto condivisibile la tua frase per cui tra genitori e figli deve esserci consapevolezza (e rispetto) dei ruoli: quei genitori che stringono con i propri figli un rapporto da pari a pari, senza gerarchie, sono destinati a crescere dei figli privi del giusto rispetto per l’ autorità altrui e incapaci di rapportarsi con delle persone loro superiori. Gli adolescenti che danno del tu a tutti, compresi gli sconosciuti, sono un classico (e aberrante) esempio. Grazie per la risposta! : )

      • auradiluna ha detto:

        Eh appunto… ribadisco che l’atteggiamento del poliziotto di pattuglia non è molto basato sul dialogo, ma sul controllo. Un conto è essere genitori attenti, nel senso attenti ai bisogni e necessità del figlio, un conto è erigersi al di sopra. Il libro di cui parlo propende proprio per il non stabilire gerarchie.
        Quando dico ruolo genitoriale intendo dire che il genitore ha una responsabilità verso il figlio, quella di renderlo una persona autonoma.
        Poi, sul “tu” sono d’accordo 🙂

  2. Catia ha detto:

    L’ho letto più e più volte. All’inizio l’ho torvato vermaente difficile poi in effetti l’idea dell’ascolto attivo mi ha conquistata.
    Non è sempre facile metterlo in pratica, ma io ci provo ( anche se con una ragazzina alle soglie della preadolescenza …..)

    • auradiluna ha detto:

      Secondo me non è così semplice attuarlo (magari bisognerebbe frequentare uno dei corsi), così come non è semplice mantenere la calma in certe situazioni e cercare il dialogo. Però mi è piaciuta la possibilità di potermi ascoltare mentre parlo, di rendermi conto di quanto a volte sono “autoritaria”, non solo verso mia figlia ma in generale… mi sembra un buon punto di partenza per migliorarsi.. 🙂
      Poi, la preadolescenza.. che periodaccio!!!

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