Esercizi di positività su Milano

Da tempo penso di avere una specie di problema con la città in cui lavoro.
Mi spiego: la odio. Non la sopporto.
Forse negli ultimi anni, dall’odio siamo passati ad una passiva sopportazione.

Ho sempre vissuto in provincia, frequentando poco Milano, giusto qualche volta la sera o il sabato pomeriggio. Ho studiato in un’altra città, quindi non posso dire di avere ricordi studenteschi o dei primi amori e amicizie a Milano.
Ho iniziato a frequentarla da quando ci lavoro, circa 14 anni fa. Perciò, forse avendola collegata al non sempre felice ambito lavorativo, potrebbe sembrare normale che non mi ispiri tutta questa simpatia.

Eppure, in questi anni ho stretto amicizie, partecipato ad aperitivi, vissuto serate, tuttora quando ho un ritaglio di tempo mi fa comodo fare una scappata verso il centro per qualche commissione.
Ma non riesco ad apprezzarla. Non riesco ad amarla, ma nemmeno ad essere neutrale.
Più volte mi sono riproposta, come esercizio yogico, di trovare aspetti positivi, ma non sono ancora arrivata ad un punto di svolta, la sensazione di voler fuggire la fa sempre da padrona.
Non sono fatta per la città in generale, amo i piccoli paesi, quelli dove conosci il panettiere, i nomi dei bambini che vedi al parchetto (sì, succede anche in città, lo so), ma soprattutto dove la vista può spaziare tra i campi coltivati, i filari di pioppi e qualche bel tramonto.
E perfino nel paese dove vivevo prima, ho avuto delle difficoltà di adattamento nel passare da una casa in periferia ad un appartamento in centro, tanto da trasferirmi di nuovo in periferia. E parlo di un paese di 7.000 abitanti.

Eppure, in diverse città europee mi è capitato di pensare “qui ci vivrei… (per un periodo!)”.
A Milano no. Non è bello fare la pendolare, ma non potrei pensare di vivere in questo smog.
E dato che un lavoro in periferia non lo si trova, non demordo nel tentativo di trovare cose positive nella città (di necessità, virtù). Anzi, qui lo scrivo proprio per prenderlo come esercizio.

La prima che mi viene in mente: lavoro in centro. Voglio dire… poteva andare peggio. C’è perfino un parco qui, dove spesso andavo a passare la pausa pranzo (ok, facendo a gara per chi si accaparrava l’ultima panchina libera, cercando di anticipare la pausa di quei 5 minuti utili per raggiungere il parco prima della folla delle ore 13… giusto per dirne una!).

Un’altra: ultimamente è capitato che, arrivando col treno da fuori, la metropolitana fosse chiusa. E se inizialmente, con scarpa col tacco ai piedi, ho pensato ironicamente: “Fantastico!”, devo dire che non è stato malissimo fare due passi attraversando un altro parco, fino a raggiungere il primo tram. Ho scattato delle foto, una di quelle mattine, con la difficoltà di cercare di non inquadrare i graffiti che erano dovunque… e immortalando anche il naviglio… senza acqua…

CIMG2761CIMG2763Fino ad arrivare poi nei pressi dell’ufficio, alla chiesa dove andavo a cercare di meditare in presenza del sacrestano disturbatore

CIMG2764

E nonostante tutto rimane una chiesa che per me ha molto fascino.
Da tempo desideravo scrivere un post sull’argomento, ma essendo piuttosto ostico, avevo sempre rimandato, finché non ho letto questo post di Tiptoe to my room, ricco invece di un certo entusiasmo, al che ho pensato “ce la DEVO fare” 😀

“D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.”
I. Calvino, Le città invisibili

 

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4 risposte a Esercizi di positività su Milano

  1. tiptoetoyourroom ha detto:

    Caspita! Mi fa piacere innanzitutto essere stata motivo di scrittura… mi spiego: non avrei mai pensato che un mio post ne facesse nascere un altro. E poi complimenti per la sincerità, la naturalezza con cui hai attinto e trasposto sulla “carta” i tuoi pensieri, le tue incertezze, il tuo rapporto con Milano.
    Non ricordo se l’ho scritto nel post in questione, ma anch’io ho fatto una gran fatica ad amare la città in cui ho studiato. Me ne sono accorta all’improvviso quando ho iniziato a preferire il tram alla metropolitana. Il mio gusto urbanistico ha sempre incontrato con più disinvoltura la classica città medievale del centro Italia, stile Bologna per intenderci. Bologna – per rimanere sullo stesso esempio – è una città che si dona, che si fa amare. Milano no. Milano va cercata con passione, perché di suo difficilmente regala qualcosa.
    Grazie di questo post che è stato anche per me una rivelazione.
    Un abbraccio…

    • auradiluna ha detto:

      Ah, Bologna, che bella città!! Ci sono stata svariate volte in passato, da un’amica studentessa! Concordo, è una città che si fa amare!
      Grazie a te per il tuo post… sì, si intuiva che non era stato amore a prima vista, il tuo, con la città! Per questo mi sono rivista, ho pensato “allora può succedere!!” :DD
      Un abbraccio!!!

  2. ylenia ha detto:

    io ho una carissima amica milanese che, qualche anno fa, mi ha trascinata nella splendida casa sui Navigli della sua famiglia per un fine settimana, con lo scopo di farmi tornare a casa innamorata della sua Milano… non c’è riuscita… ho vissuto per qualche anno a Roma: Roma è orribilmente caotica e sporca, trafficata e poco amichevole, ma sono riuscita ad apprezzarla più di Milano. Quella città ha un non so che di inarrivabile, di distante… le città sono come le persone, hanno una loro anima e l’empatia non scatta con tutti. Però i tuoi esercizi di positività sono dolcissimi!

    • auradiluna ha detto:

      Sono stata a Roma qualche volta, e da turista mi è piaciuta molto! Il fatto è che quando si desidera la calma e l’aria pulita, forse Milano (Roma non so) non è proprio il massimo… Ma riusciró prima o poi a non rivinarmi le giornate pensando che vorrei essere in un posto diverso… 😀 Oggi per esempio aono riuscita a pranzare con una vecchia amica che nom vedevo da un po’ 🙂 (e per oggi l’esercizio è fatto!!!)
      Un saluto cara

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