Memorie antiche, esistenza rinnovata

Leggendo e rileggendo, come sempre, “Donne che corrono coi lupi” di C. Pinkola Estès, ho iniziato ad interrogarmi sull’importanza dei racconti tramandati.
Non solo sulle favole o leggende, ma sui racconti di famiglia, e a chiedermi quanto sappiamo, oggigiorno, dei nostri antenati.
Sparita la figura della nonna che racconta episodi di tempi andati, soppiantata dalla televisione, forse, o dal fatto che non viviamo più in famiglie allargate, o che torniamo tardi dal lavoro, che non abbiamo tempo, eccoci ognuno per la propria strada.
Chi erano i nostri nonni? E i loro genitori? Che vita conducevano?
Forse una parte importante della nostra stessa identità ci sta sfuggendo di mano.
Mi sono vista improvvisamente in questa condizione: un’ignorante totale.
Certo, ho dei nomi, delle date, anche, di nonni e bisnonni, ma chi erano? Come passavano le giornate? Che lavoro facevano?
Come se mia figlia non sapesse nulla di mia nonna, o della nonna di mio marito – che ha avuto la fortuna di conoscere. Non è assurdo?
Improvvisamente, tutte quelle foto in bianco e nero (o seppia e grigio) che da sempre girano per le mani di mia mamma, hanno assunto un nuovo significato. Quei volti spesso sconosciuti hanno iniziato ad essere familiari.
Quel passato così distante inizia ad essere un passato prossimo.
I racconti che mia mamma da sempre provava a farmi sulla mia bisnonna o su quando lei stessa era una bimba, hanno preso una nuova veste più accattivante, sono diventati per me attuali.
Lo stesso albero genealogico che mia mamma ha steso in excel e che ora ha dichiarato “concluso”, e che a volte mi era sembrato un lavoro… eccessivamente inutile, di colpo ho temuto di perderlo, che il file fosse illeggibile dopo aver avuto un problema al computer.
I racconti scritti a macchina da mio zio, trasposizione di quelli narrati da sua nonna, sono diventati una lettura quotidiana.

Con il supporto morale e l’esempio della mia amica blogger “Tiptoe“, ottima narratrice e scrittrice di racconti di famiglia e ricostruzioni storiche, sto ricomponendo pezzi della mia piccola storia di famiglia.
Delle piccole storie di paese, dei nomi, di alcune vicende che mi dispiace vengano dimenticate e a cui vorrei ridare vita.

Il mio progetto è di redigere un libro di famiglia con foto, nomi, piccole storie, da lasciare in “eredità” alla mia piccola, che comprenda anche la famiglia di mio marito (ho già estorto a mia suocera vecchie fotografie di antenati).
Chissà che qualche breve storia non capiti anche qui sul blog!
Per ora, mi piace pensare di “ricostruire”. Di riappropriarmi di qualcosa che il tempo e la polvere rischiavano di spazzare via.
Penso che questo sia un tentativo di vivere più consapevolmente, di tornare alle origini, di conoscerle, queste origini.
Mi sto chiedendo come trasmettere a mia figlia la curiosità per questo passato… e penso che il modo più semplice, o forse l’unico modo, sia di raccontarle qualcosa.
Un giorno ho detto a mio nipote (che anche lui vive “sulla luna”) che mia mamma (sua nonna) è rimasta orfana di padre a 13 anni (lui ne ha 14). Quasi piangeva.
Insomma… forse basta poco.

Ieri ho aperto un libro che il Comune del mio paese d’origine aveva distribuito, e ho trovato una frase curiosa di Ascanio Celestini:

“Dimenticare” ha la stessa radice di “demente”.
Chi dimentica perde la mente, diventa stupido.
Invece “ri-cor-dare” viene da “cuore”
che per gli antichi era la sede della memoria.

Alessandro Milesi, Il racconto della nonna

Alessandro Milesi, Il racconto della nonna

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6 risposte a Memorie antiche, esistenza rinnovata

  1. tiptoetoyourroom ha detto:

    Ma ci sono anch’io in questo post! Che meraviglia!! Ma non hai esagerato un po’ coi complimenti? Ma no, dai, continua pure 😉
    Io, naturalmente, non posso che approvare tutto quanto dici, ovvio! Anche le osservazioni conclusive: sai che a scuola le faccio sempre le etimologie di ricordare e dimenticare?
    Volevo già dirti poi che l’idea di ricostruire il passato in vista del futuro, della tua bambina, mi sembra un dono meraviglioso. Forza!!
    Un abbraccio…

    • auradiluna ha detto:

      Hai ragione, avrei dovuto scrivere “studiosa emerita di accadimenti storico-sociali contestualizzati in realtà familiari corredati da documentazione fotografica”…che, a parte l'”emerita”, è tutto vero!
      😀
      Oggi inizio a stendere l’album!!! :))

  2. Lena ha detto:

    Questo è un progetto che ci accomuna. Anche io sto realizzando una cosa simile in silenzio (beh…ora non più)….da prima della morte di mia nonna tutto era sotto forma di desiderio e sogni….dicevo “un giorno”…da qualche mese sto entrando nella fase della concretezza. Non è un lavoro facile, è un progetto impegnativo che non so neppure se condividerò pubblicamente o se resterà confinato nella cerchia familiare, certo è che sento dentro un forte bisogno di procedere lungo questo cammino. Mi affido alla memoria e al silenzio.
    Adoro leggerti, ti sento affine a me.
    In bocca al lupo per i tuoi progetti.
    Un abbraccio.

    • auradiluna ha detto:

      Grazie Lena, ma davvero abbiamo lo stesso progetto? Che bello! Mi sto accorgendo anch’io che non è un lavoro facile, soprattutto vorrei renderlo “accattivante”, con disegni e colori, altrimenti magari a mia figlia non verrà mai in mente di leggerlo… vediamo cosa salta fuori.
      Un abbraccio!!

  3. emanuela ha detto:

    che bello tutto ciò che scrivi, come mi ci ritrovo.
    io ho la ” presunzione” di essere un po’ la memoria storica della famiglia!mi hanno sempre affascinato i racconti che mi facevano le nonne, i loro ricordi, le cose buffe o strane che scoprivo….e con un famiglia numerosa come la mia se ne scoprivano a bizzeffe! Mio padre poi, che ha avuto una mente lucidissima ed una memoria prodigiosa fino all’ultimo giorno di vita, amava molto rispondere alle mie domande.
    così, un poco alla volta, ho iniziato questo lungo percorso a ritroso e sono riuscita a trasmettere anche ai miei figli il senso delle radici e l’amore per tutte le vite vissute prima di loro, da cui loro derivano. Sai, quando erano piccoli sentir raccontare del calesse con il cavallo della mia nonna paterna o della sua festa di debutto a 18 anni, era per loro molto più bello di Cenerentola o Biancaneve. E sono sicura che per la tua piccola sarà così.
    :::e come sempre sono stata proprio prolissa!!! Perdonami e un abbraccio Emanuela

    • auradiluna ha detto:

      Ciao Emanuela, che bel ruolo hai in famiglia! e se sei riuscita a trasmettere questo interesse anche ai tuoi figli, ancora meglio! E hai perfino un debutto in società , questo nella mia famiglia non c’è! 😀 però anche nel mio caso non mancano cavalli, strade non asfaltate, cascine col bagno in cortile e pompe dell’acqua (questa la usavo anch’io da piccola). un saluto e grazie del passaggio!

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