Sanhkya o Vedanta? filosofeggiamo

Nell’ultima lezione di yoga che ho seguito, la mia insegnante ha fatto riferimento ai sei “punti di vista”, alle sei darshan o filosofie antiche dell’India, tra cui vi è lo Yoga (va pronunciato con la “o” stretta, lo sapevate?).

Sulle sei filosofie mi ero già brevemente informata quando avevo affrontato un testo su Patanjali (considerato il padre dello yoga).

Quello che non avevo ancora messo a fuoco ma che mi incuriosiva, da brava filosofa quale sono, era la differenza tra monismo, panteismo e dualismo, all’interno di questo sistema filosofico.
Pertanto avevo acquistato un testo che penso sia illuminante (ma che con l’arrivo della piccola non ho ancora osato affrontare).
Per chi legge di queste cose per la prima volta faccio un breve riassunto:
le filosofie indiane a cui mi riferisco sono: Sankhya, Yoga, Vedanta, Nyaya, Mimansa, Vaisesika.
L’unica che pensavo di conoscere era lo Yoga (e si intende Patanjali). Invece mi sono accorta di conoscere anche il Sankhya e il Vedanta. “Conoscere” forse è un parolone, diciamo aver approcciato.
Ma per una mente come la mia che ha bisogno di capire i “massimi sistemi” del mondo, diciamo che senza questa parte puramente filosofica, non si riesce ad attribuire il giusto peso alle cose.

Il Sankhya è quella dottrina che riguarda Purusa e Prakrti, cioè le due “realtà” esistenti, una immobile e inconoscibile, e l’altra paragonata spesso a “Madre Natura”. Perciò un dualismo.
Nel Vedanta, o anzi, in una parte del Vedanta detta Advaita Vedanta, abbiamo invece un monismo. Cioè si presuppone che la realtà vera sia solo una: Dio. E che la materia sia un’illusione (maya). Non è quindi un dualismo, nemmeno panteismo, ma forse l’esatto contrario.

Mi scuseranno gli esperti di indologia per questo riassunto sommario, ma per me la questione è… vedere dove si colloca Yogananda. Già si può capire da alcune sue frasi che appartiene alla seconda di queste correnti:

“I vostri due occhi fisici vi inducono erroneamente a pensare che questo mondo di dualità sia reale. Aprite il vostro occhio spirituale e vedete la vostra forma invisibile. Se, nel silenzio interiore, il vostro occhio spirituale è aperto, l’invisibile diviene visibile.”
Paramahansa Yogananda – L’eterna ricerca dell’uomo

O almeno in teoria. Infatti, la filosofia su cui si basa è comunque quella di Patanjali (Yoga), e prende alcuni elementi anche dal Sankhya (Yoga e Sankhya sono strettamente uniti). E’ vero anche che queste filosofie sono dei “punti di vista” sui Veda.

Devo dire che mi sembrano però due posizioni (Sankhya e Vedanta) poco conciliabili tra loro:
– l’una (Sankhya) prevede due “sostanze” e che la salvezza o liberazione si raggiunga attraverso la conoscenza, la distinzione tra purusha e prakrti,

– l’altra (Vedanta) prevede un’unica sostanza e che la liberazione (dal ciclo delle rinascite si intende) non sia possibile solo con la conoscenza, ma con l’esperienza (del Sé, dell’Assoluto).

La particolarità di Yogananda, tuttavia, è proprio quella di voler “unificare” gli insegnamenti:

“Spesso gli insegnamenti devono essere limitati nella loro espressione, perché la gente non è in grado di capire come sentieri diversi possano dirigersi verso la stessa meta finale”

“I grandi maestri della storia sono venuti più volte a insegnare questa verità fondamentale: cerca dentro di te, se vuoi trovare una vera comprensione spirituale del significato della vita”.

S. Kriyananda, Il Kriya Yoga nell’età moderna 

…alla prossima puntata “filosofica”…

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3 risposte a Sanhkya o Vedanta? filosofeggiamo

  1. tiptoetoyourroom ha detto:

    Un testo “illuminante” se si parla di Yoga dev’essere il minimo, o no? 😉
    Ciao!! Bello questo post filosofico. Alla mia università (facoltà di lettere e filosofia in Statale) c’erano anche corsi di Indologia: prova a spulciare tra i programmi, magari trovi qualcosa che ti interessa (o ti illumina ;).
    Bella la nuova testata, che posto è?
    Un abbraccio 🙂

    • auradiluna ha detto:

      Carissima, che gioia sentirti!!!!!! 😀
      Domani ti scrivo!!!
      Bella indologia…a Pavia queste cose non c’erano!
      La testata… È la campagna dietro casa mia 😉
      Un abbraccio gigante

  2. Pingback: Filosofeggiando di nuovo… tra Samkya e Vedanta | Aura di luna

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