Quando ti ho sognato eri una goccia…

“Quando ti ho sognato eri una goccia
in un oceano di gomma
credo in te come tu credevi in me?
un fiore d’oppio in porcellana e roccia

beh almeno tu sei vero
anche se sei solo pensiero
chi di noi due è reale
tu non sei più vivo
e io non sono mai stato capace di amare”

Quante volte avrò ascoltato questa canzone degli Afterhours? Centinaia… troppe volte. Ad un certo punto mi sono dovuta imporre di smettere.
Quindici anni fa se ne andava una delle persone più importanti della mia vita, quella con cui sentivo una maggiore affinità spirituale, quella con cui stavo meglio, di cui ho dei dolci ricordi di infanzia e di cui mi sentivo quasi una figlia: mio zio.

Tuttora faccio fatica a scriverne. Non appena risento questa canzone scoppio a piangere.
Aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita malato, e sapevo che quella volta in cui ero andata a trovarlo in ospedale sarebbe stata l’ultima, era come se me l’avesse detto.
Ricordo il suo sguardo stanco, affannato, di commiato, quasi a volermi dire: “Ci sarebbero tante cose ancora da dirti, ma non c’è più tempo”.
La malattia l’aveva trasformato, soprattutto nel carattere. Da gioviale a irascibile, da gioioso a triste. Ma nonostante tutto, era rimasto uguale a se stesso, per me.
“Tuo zio era quello di prima, non questo”. Non ha mai accettato la sua condizione. Ma per me non c’era differenza tra quello zio e questo.
“Sei tutta tu, testa e quella cosa là”. Cos’era quella cosa? Un modo per dirmi che ero speciale, che avevamo un’intesa.
La cosa difficile era accettare di non vederlo più.

Una notte mi è arrivato in sogno, trascinava la gamba, come al solito, e io lo sostenevo col braccio. “Perché te ne sei andato di casa? non potevi venire da noi?” e lui mi spiegava che aveva pagato il suo debito, e mi invitava ad accompagnarlo alla sua nuova dimora. Entravamo in questa grande casa con del personale di servizio, che lo salutava per cognome. Poi salivamo e mi mostrava la sua camera: “Da questa finestra posso vedere la tua casa” mi ha detto, “Vedi?”.
E’ stato sconcertante svegliarsi e “ricordarsi” che quell’essersene andato di casa era un non esserci più.
E oggi mi manca moltissimo!
Ultimamente ho messo mano ai suoi scritti, tra cui una serie di racconti tramandati da sua nonna (mia bisnonna), racconti che lui ascoltava da bambino dalla bocca di lei. Mi sembravano un grande tesoro, così li ho riscritti a computer (erano scritti a macchina) e li sto distribuendo ai parenti.
Dei suoi quadri me ne resta uno, a cui ho colorato di giallo la cornice (è sempre un modo per fare un lavoro a quattro mani) e ho appeso in casa. Gli altri sono rimasti chiusi in una cantina di cui la chiave non funziona più.
Mi sono rimasti molti ricordi, lettere, molte foto anche se non moltissime: era sempre lui il fotografo!

Il 10 giugno del 2000 era di sabato. Mi sono vestita di chiaro, per una volta, per lui che odiava il nero. Mia zia aveva scelto questa frase per lui, che era di uno dei “nostri” filosofi preferiti:

“Signore Dio, poiché tutto è tuo, donaci la pace,
la pace del riposo, la pace del sabato,
la pace senza tramonto”

S. Agostino, Le Confessioni

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5 risposte a Quando ti ho sognato eri una goccia…

  1. tiptoetoyourroom ha detto:

    Caspita… Leggere questo post oggi è un po’ strano per me: proprio stamattina se n’è andata la sorella (giovane) della signora Mariuccia. In questi giorni avevo pensato più volte di andare a trovarla e oggi all’improvviso non c’è più tempo! Mi è dispiaciuto moltissimo, anche se non era una mia parente ma la zia di mia suocera. In realtà era un po’ la zia di tutti, quella che non si è sposata ed ha vissuto tutta la vita per la famiglia.
    Tuo zio è stato forse il tuo legame con la famiglia e gli antenati. Ti ha lasciato tante storie e tu hai avuto un pensiero bellissimo a regalarle ai parenti.
    Un forte abbraccio 🙂

    • auradiluna ha detto:

      mi dispiace tanto, è sempre un momento di tristezza e malinconia anche se non era una tua parente diretta. Spero che se ne sia andata in maniera tranquilla e che abbia lasciato un grande esempio per tutti.. Un abbraccio a te 🙂

  2. emanuela ha detto:

    mio padre se n’è andato dicendo che gli scocciava morire, perchè aveva ancora mille progetti da realizzare, ma che, comunque, aveva avuto una bella vita felice, perciò andava bene anche così…Mi ha pacificato con l’idea della perdita e della morte, me l’ha ” insegnata”.
    di tuo zio ti è rimasto un quadro,. ti sono rimaste lettere, poche foto, una marea di ricordi: secondo me ti è rimasto così dentro che vive in te e parte di te sei lui….così resta l’amore.
    Emanuela

    • auradiluna ha detto:

      Cara Emanuela, è proprio come dici tu, lui vive ancora in me, è certamente un modo per non dimenticarlo, ma penso che siamo costituiti anche dai pezzi che gli altri ci lasciano di loro stessi. Anche tuo papà tibha lasciato questa visione buona dell’andarsene, del lasciare tutto.con un sorriso.. Un abbraccio

      Inviato da smartphone Sony Xperia™

  3. Pingback: Sul far della notte | Aura di luna

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