Filosofeggiando di nuovo… tra Samkya e Vedanta

A volte la mia insegnante di yoga fa riferimento ai punti di vista sui Veda, di cui ho già parlato in questo post, e in particolare parla del Samkya (o Sankya?) attribuendogli la vicinanza allo Yoga, che è un altro dei 6 punti di vista o visioni.
Devo dire che più mi informo, meno mi ci ritrovo. Non nello Yoga, ma nel Samkya.
Cioè io mi sento proprio “Vedanta dentro”.
E, a dirla tutta, non mi ci ritrovo nemmeno col Buddhismo, che lei spesso cita.
Sto leggendo un libro che si intitola “Le tradizioni filosofiche dell’India antica” di G. Foglietta, che fra le altre cose tratta proprio della diatriba tra Samkya e Vedanta.

Il Samkya, che tratta della divisione tra Purusha e Prakrti (come a dire: Spirito e Natura), li considera come due entità separate, che non hanno nulla a che fare l’una con l’altra, ma che procedono di pari passo ignorandosi a vicenda.
In particolare, il paragone che si usava fare era quello di Purusha come di un “paralitico”, che non si muove ma vede tutto, e di Prakrti come di un “cieco”, che procede alla cieca senza vedere dove va.
Bisogna immaginare perciò un paralitico e un cieco in una foresta, che devono tentare di uscirvi. L’unico modo per loro sarà che il cieco si carichi in spalla il paralitico: l’uno potrà camminare seguendo le indicazioni dell’altro, ma solo per una pura sopravvivenza reciproca. Alla fine del percorso, i due si dovranno per forza separare.
Vale a dire che lo Spirito è immobile, la Materia non vede lo scopo di quello che fa.
E, sempre secondo il Samkya, la liberazione, per l’uomo, è il discernimento (Samkya significa appunto questo), cioè il rendersi conto che nella materia non entra lo spirito.
Anzi, che lo spirito non è nemmeno necessario (nel senso che può non esistere).
La liberazione è possibile solo con la morte del corpo fisico.

Pertanto, il Samkya è stato accusato di essere una filosofia ateista, anche se per essere più corretti si dovrebbe dire agnostica.

Ora, alla luce di tutto questo, mi sto chiedendo come possa andare di pari passo con il darshana dello Yoga.
Cioè, perché lo Yoga è stato “abbinato” al Samkya, e non al Vedanta?
Sono curiosissima di  proseguire la lettura del libro, che potrebbe risolvermi un sacco di dubbi.
E comunque… Vedanta forever! 🙂

copertina_foglietta

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Pensieri e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Filosofeggiando di nuovo… tra Samkya e Vedanta

  1. tiptoetoyourroom ha detto:

    Ma sai che ho appena visto con il mio compagno un film d’animazione, carinissimo, in cui ci sono per l’appunto un cieco e un mezzo storpio, e il cieco si carica sulle spalle lo storpio che lo guida. Il film è “Azur e Asmar”, non so se lo conosci; magari potrebbe piacere alla tua piccola.
    Per il resto, se sei proprio “Vedanta dentro”, non c’è niente da fare 😉
    Buon fine settimana 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...