Superare i ricordi – le elementari

“Sei una bambina senza personalità!”

“Non sei capace di andare da sola al negozio a fare la spesa??”

“Ecco, guardate tutti… vedete? Il disegno non è esattamente in centro alla pagina, è sbagliato.”

“Ah, mi avete portato le viole? Eccole qui le viole!!! (buttandole ovunque). Sarebbe un mazzo di fiori questo? La maestra non conta niente??”

“I bambini sono cattivi”

Chissà perché ricordo – o ricordiamo? – meglio gli episodi negativi di quelli positivi. Potrei dire invece che la maestra mi aveva dato la possibilità di recitare da protagonista in un’operetta che abbiamo portato a teatro in 3° elementare.

Che mi considerava una delle migliori scolare, che c’era rimasta male quando agli esami di 5° avevo scelto “La spigolatrice di Sapri” che era troppo facile per me.

Che aveva fantasia e a suo modo era controcorrente. Che ci aveva portato al mare d’inverno quando tanti compagni, negli anni ‘80, non avevano mai visto il mare. Che abbiamo fatto un sacco di gite perché lei considerava importante viaggiare.

Che creava i costumi di carnevale per tutti i bambini, dato che molti a quell’epoca non l’avevano.

Mi aveva scelta per recitare una poesia in pubblico alla cerimonia di consegna delle medaglie dell’Avis, dove anche mio papà ne avrebbe ricevuta una, salvo poi essermi ammalata di morbillo.

Mi aveva affidato la corrispondenza con una bambina malata di leucemia (di cui ho parlato qui) perché mi considerava una persona sensibile, e che poi quando questa mia amica di penna è mancata, in prima media, siamo andate insieme in treno a trovare la sua famiglia in Veneto.

Solo una volta mi son presa un ceffone in testa. Mentre per altri era il pane quotidiano. Anche se non ero quasi mai coinvolta direttamente nei suoi nervosismi, il clima che instaurava in classe era di terrorismo.
Nasi sanguinanti, urla, prese in giro davanti a tutti. Picchiava quelli che non erano in grado di fare il problema di matematica, quelli che sbagliavano qualcosa in qualsiasi materia. Legava alla sedia chi non stava fermo. Costringeva i mancini a scrivere con la destra.

Io vivevo nell’ansia. Svegliarmi al mattino equivaleva ad un attacco di panico o quasi.

Era una di quelle maestre che se oggi fossero riprese dalle telecamere sarebbe radiata, incarcerata o che altro.

Costantemente preoccupata per il suo status di single (e tale sarebbe rimasta), sempre a dieta nel tentativo di dimagrire, sempre preoccupata di cosa gli altri pensassero di lei. Figlia di una maestra storica del paese, che temeva di non saper eguagliare, mirava ad inculcare cose nelle nostre teste, con ogni mezzo. “Quando andrete alle medie riconosceranno i miei allievi da quelli delle altre classi” diceva.

In trent’anni non ho ancora del tutto superato il suo fantasma nella mia testa.

Ora voglio cercare di capirla, di trovare una spiegazione, di fare pace con quella maestra che ancora vive in me mio malgrado, e di sollevare quel sottile velo di rancore verso la mia famiglia che non mi ha mai tolta da quella situazione. All’epoca, in un piccolo comune, le cose funzionavano ancora così. E nessuno osava mettere in discussione l’operato di una maestra.

Forse quello che mi serviva era imparare ad essere più forte. Perché, in fondo in fondo, ciò che mi pesa, oggi, al ricordo di quegli episodi era la nostra docilità. Mia e dei miei compagni di classe.
Sempre sottomessi, mai nessuno ha detto nulla.
Ero una bambina, è vero, ma so che le generazioni successive non le hanno dato poi tutto quel terreno fertile su cui sbizzarrirsi. Dicono che poi fosse cambiata, anche.
Alle medie, una mia compagna di classe l’aveva minacciata: che non osasse alzare le mani sul fratellino che avrebbe iniziato con lei la prima elementare. L’ho sempre ammirata per questo.

Scrivere di lei, di quegli anni, mi sta togliendo parte del rancore.

Ora la vedo come una poveretta, una che non sapeva come fare. Che non era abbastanza sicura di sé da pensare che gli alunni l’avrebbero seguita anche senza ricorrere a certi metodi.

Una che non ci arriva che se un bambino non sa fare il problema di matematica, non è dandogli una sberla che lo farà.

Una che ha perso la sua occasione.

Non sto cercando di perdonare o altro. La sua persona reale non mi interessa, per me sono anni che non esiste più. Voglio semplicemente ricostruire quei pezzetti di me che in diverse occasione, tra cui questa, si erano frantumati.

Colorare quella me stessa grigia dell’epoca, con quel grembiule nero, magrissima, senza appetito, senza voglia di fare niente. “Và me ch’a t’sé smorta!” era la frase quotidiana di mia mamma (guarda come sei pallida).

Cercare di rivivere gli attimi positivi di quegli anni, le amicizie, qualche altro sporadico insegnante che provava a darci fiducia, la pallavolo, il saggio di 5° con l’hula-hoop, anche la recita di 3° volendo, le lezioni private di musica, la vita fuori dalla scuola.

Non esisteva solo lei. Per fortuna. Esistevo io, da cui ripartire.

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5 risposte a Superare i ricordi – le elementari

  1. emanuela ha detto:

    non sai quanto mi sono ritrovata nelle tue parole e nei tuoi ricordi.
    sono tornata a casa e ci ho ripensato un sacco ed ora, con il PC libero, ti racconto alcune cose.
    La mia maestra era come la tua.Era la classica zitella,quella da manuale, sai? E non perchè non fosse sposata o non avesse figli…era proprio ZITELLA dentro, probabilmente già a 15 anni.
    Insegnante ritenuta bravissima.
    Mia madre insegnante a sua volta, arrivati però a Genova da un anno dalle marche, si era fidata dei ” consigli” di altre insegnanti.
    Ho ricordi orribili, nonostante fossi davvero molto brava a scuola. Per dirti, io sono una mancina corretta, scrivo con la destra e faccio tutto il resto con la sinistra….
    peggio è stato per mio fratello, anche lui da lei, dopo 5 anni.
    Però ho due ricordi STUPENDI! Mia madre che , se voleva , era una iena, ha fatto con lei due mostruose litigate: un per me, in seconda elementare ed una per lui, quando ormai faceva la prima media ed era QUASI riuscita a demolirlo.
    sai, ho pensato come te…….Esistevo io, da cui ripartire….ma ci ho impiegato un sacco di tempo.
    Un grandissimo abbraccio
    Lela

    • auradiluna ha detto:

      Grazie Lela, per questa testimonianza che lasci qui.
      Tua mamma ha ottenuto qualcosa da quelle litigate con la maestra? Perché la mia, le poche volte che si è lamentata, otteneva l’effetto contrario.
      Comunque, anch’io ho impiegato del tempo, soprattutto perché non è semplice identificare le insicurezze che un’insegnante del genere ti lascia.
      Ma voglio ripensarmi bambina e vedermi crescere, guardarmi dentro e riconoscermi per quello che ero io, le mie potenzialità, i miei desideri, lasciandola da parte.
      Era assurdo.

  2. modellounicoblog ha detto:

    Bellissimo il tuo racconto, di maestre così ce n’erano parecchie e da tutti o quasi, erano ritenute le più brave perchè gli alunni erano i più silenziosi e ordinati. Si, ma a quale prezzo!!! A me per fortuna è toccata una maestra “meno brava” si fa per dire.
    Un abbraccio.
    Monica

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