Il cielo alle 8

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Stamattina, il cielo.

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Zagorino

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Questo tenero e furbino micino è Zagor.
E’ il gattino di mia sorella, che abbiamo avuto “in affido” per qualche giorno, durante la sua assenza.
Ci siamo subito affezionati tutti a lui, e ora che è tornato a casa sua ci manca molto. Apriamo la porta, rientrando a casa, e non troviamo nessuno ad aspettarci.
Di mattina, nessuno che miagola.
Di sera, nessuno che ci tenda un agguato!
La piccola era entusiasta (anche se a volte impaurita dai suoi graffi!)
Quello che la piccola non sa, però, è che per noi è stata un po’ una “prova” per vedere come andava con un gatto in casa… dato che abbiamo intenzione di prenderne uno nostro, come regalo di compleanno per per i suoi prossimi (imminenti direi) 5 anni!
L’abbiamo già “prenotato”, e tra qualche giorno andremo a conoscerlo…
Sono sicura che sarà felicissima e soprattutto gioverà a tutti avere un “piccolino” per casa 😀

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Dopo una vacanza in montagna

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La scorsa settimana siamo stati in Trentino per qualche giorno di vacanza.
E’ stato rigenerante, lunghe camminate e bei paesaggi, aria pulita, sole e vento, fiori di campo, acqua fresca dalle fontane di paese, mio marito felicissimo (ama oltremodo la montagna) e poi la piccola, che ha camminato tantissimo fino ai rifugi e alle baite, e si è sfogata sui giochi di un parchetto gigantesco.

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Spero di mantenere il ritrovato equilibrio e di rimettermi in sesto “mentalmente”, di tornare a quella che definirei normalità, senza prendermela troppo per le situazioni, e alleggerendomi un po’ il morale, che era sempre pesantemente a terra.

Ho iniziato a leggere un nuovo libro, La lista di Lisette, di Susan Vreeland, che già dalle prime pagine mi sta facendo riflettere su un mondo d’altri tempi, dove ancora non esisteva nè la tv né i moderni agi (ad esempio non tutte le case erano dotate di servizi igienici!!) e gli artisti (nella Parigi di inizio ‘900) assumevano un valore diverso da quello che hanno oggi, probabilmente. Dipingevano usando polveri da impastare, vera ocra, e creare una cornice di legno era un’operazione artigianale e non sempre così scontata. Insomma… sono contenta di aver iniziato un libro che mi faccia sognare un po’ e immergermi in un altro mondo!

Tornando a noi… forse prenderemo un gattino alla piccola! Non abbiamo ancora deciso al 100%, ma magari questo piccolo grande cambiamento ci farebbe bene, oltre a rendere lei stra-felice.
Avrei bisogno di tempo per me, per scrivere, per tenere un diario cartaceo, per interessarmi a qualcosa, per respirare. Per non limitarmi a sopravvivere correndo dietro alle cose che bisogna fare.

In questi ultimi mesi mi sono sentita tirata e strappata da più parti, continuando nella certezza che lo stato di ansia che la situazione mi generava sarebbe prima o poi sparito, ma sopportandolo di giorno in giorno. Sempre nervosa, sempre seriosa, sono arrivata ad oggi.

Quello che mi serve è una marcia in più per ripartire, una forza da trovare dentro me stessa. Da nessun’altra parte potrei cercarla.

Mi piacerebbe ritrovare una duratura calma, e mi sembra per qualche momento di stare andando verso la giusta direzione.

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Seguire un genitore anziano

Alla fine non ha funzionato molto bene con la badante.
Tra alti e bassi (più bassi che alti), ci stava rovinando l’esistenza e l’abbiamo sostituita.
La nuova inizierà tra una settimana, e stavolta dovremmo (spero!!) andare sul sicuro, dato che ha lavorato per 2 anni dalla nonna della mia amica e quindi è più che referenziata.
L’ho vista ieri e mi è piaciuta molto, solare, sorridente, con voglia di fare. Stavolta non moldava ma ucraina.

Con mia mamma però, mi sembra che tutto vada peggio. I suoi problemi di demenza mi sembrano acutizzati. Se da un lato il suo carattere spinoso si è ammorbidito, dall’altro non è più lei, purtroppo.
Nulla sembra interessarle, fa fatica a fare qualsiasi cosa, ma soprattutto ha iniziato a non parlare. La conversazione con lei è difficilissima, quasi inesistente.
Ora non risponde nemmeno alle domande semplici che presuppongano un “sì” o un “no” come risposta. Se le rivolgo una domanda, non ha nessuna reazione. Gliela ripeto: niente. Alla fine alzo un po’ più la voce e le chiedo: “Puoi dire sì o no?” e al massimo dice: “Ma cosa devo dire?” oppure “Eh… sì!”.
Non si capisce cosa pensa.
Altre volte invece, pare non seguire i discorsi degli altri e invece ad un certo punto interviene con una frase azzeccata. Vallo a capire.

Ad ogni modo, in famiglia cerchiamo di tenerla attiva: aiutare nelle piccole faccende di casa come apparecchiare, stendere i panni, rifare il letto (anche a casa mia!), fare passeggiate (è sempre stata molto, molto sedentaria), quando viene da me le faccio leggere ad alta voce qualche storia scritta a caratteri grandi. Un’altra attività è colorare, le do qualche libretto della piccola di quelli dove su una facciata c’è il disegno “modello” e sull’altra lo stesso disegno ma solo con i contorni, e lei si impegna molto a riempire tutti gli spazi con gli stessi colori (che non sempre riconosce).
Un altro esercizio, ma difficilissimo per lei, è disegnare di sua iniziativa. Se qualche mese fa aveva ancora questa capacità figurativa, immaginativa, ora non più.
Riesce a ricopiare dei disegni ma non a crearne uno da sola. Confonde il disegno con le parole scritte: ieri le ho chiesto di disegnare una casetta e lei stava per scrivere la parola “casetta”. La sua difficoltà è proprio di immaginazione.
Oppure le facciamo fare qualche crucipuzzle e mia sorella si azzarda anche con le parole crociate.
Le abbiamo comprato un libro di esercizi per chi ha questo tipo di problemi e mia sorella ogni giorno la segue in questo percorso:

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E’ un ottimo libro e le serve tantissimo come allenamento per tenersi un minimo attiva.
Un altro esercizio è quello di riconoscere le persone della sua vita dalle fotografie. Di certo ci riproveremo, ma ad un certo punto era diventato un esercizio molto triste dato che quasi tutti i suoi parenti non ci sono più, tranne i discendenti….
La vediamo contenta di stare con le persone, sorride molto soprattutto con i bambini (la piccola e i suoi amichetti), e di stare in generale in compagnia.
Non è facile stare dietro, bisogna pensare a tutto e nessuna badante potrà mai fare tutto da sola.
In questa situazione anche mio nipote di 16 anni è stato coinvolto nella gestione della nonna, dato che molto spesso ci pensa lui a tenerle compagnia soprattutto nelle ore libere della badante e per lui è sempre una gioia stare con la nonna e passare del tempo a giocare a carte con lei o a “tirarla pazza” con piccoli scherzi…
Per ora, posso dire che siamo felici di avere una nuova persona in casa a dare una mano…

 

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Keith Haring con la piccola

Qualche tempo fa ero stata alla mostra di Keith Haring a Palazzo Reale, con una delle nostre “uscite aziendali”.
Questo artista mi ricordava molto la mia infanzia, ricordo benissimo di aver avuto alcune magliette che un pittore aveva regalato a me e a mia sorella, “copie” dello stile di Haring, realizzate con vernice fosforescente, oltretutto, uno dei simboli degli anni ’80.

In questo senso la mostra non mi aveva deluso: era stato come tornare ad avere 12 anni, tra il fluo, le radio portatili enormi, la televisione che iniziava ad essere imperante (in moltissime sue opere gli “omini” hanno una tv al posto della testa), filmati di ragazzi che facevano break-dance per strada.
Ma soprattutto la mostra colpiva per l’enormità delle opere, che coprivano pareti intere (non per niente era una sorta di “writer”).
E mentre la nostra abile e coinvolgente guida ci accompagnava in questo tuffo negli anni ’80, in “We are the world” , nella lotta per i diritti dei gay, nella lotta contro l’aids, mentre ci illustrava un sacco di cose di un artista che conoscevo solo superficialmente, mi era balenata l’idea di portare anche la piccola a vedere Haring!

Colori, colori forti, contorni netti, sagome semplificate, opere gigantesche, riferimenti ai fumetti come Topolino… mi sembrava perfetta! Quindi lunedì mio marito con la piccola mi hanno raggiunta dopo il lavoro e siamo andati alla mostra, fortunatamente quasi deserta (il lunedì è un ottimo giorno!!!)

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La piccola era totalmente entusiasta!
Intanto già l’idea della “gita” a Milano la divertiva tantissimo, poi quei quadri grandissimi, quei pannelli giganteschi, i soggetti a volte terribili (corpi feriti, funghi nucleari, mostri), a volte tranquillizzanti (la Madonna con Bambino, angeli, donne incinta) l’hanno assorbita completamente. E andava a spiegare tutto al suo papà che tentava invano di ascoltare l’audioguida 😀

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Alla fine del percorso ha voluto una cartolina del suo quadro preferito: la Medusa, che pietrifica se la fissi, così come fa anche la televisione!

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Il pomeriggio è stato stupendo!
Per noi è bellissimo vederla crescere, entusiasmarsi, capire la realtà e coltivare l’immaginazione!
E alla fine ci voleva ritornare! Chissà…

Vi lascio con We are the world… che ricordi della festa di fine anno di 1° media!

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Dialogo al buio

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L’altro giorno ho partecipato per la prima volta al percorso “Dialogo nel buio” all’Istituto dei Ciechi di Milano.
Un’esperienza davvero diversa! E a distanza di qualche giorno, ancora difficile da non tener presente.
Il percorso era strutturato in questo modo: a gruppetti di 7-8 persone si entrava in questo dedalo di corridoi e stanze buie. A ognuno veniva dato un bastone per ciechi (spiegando come utilizzarlo) e poi l’accompagnatore ci faceva strada per i primi 2 corridoi che avevano ancora qualche lucina per terra, per abituare gradualmente gli occhi al buio pesto che sarebbe seguito di lì a poco.

Al terzo corridoio, una “voce” ci aspettava, presentandosi e chiedendoci i nostri nomi, per condurci attraverso le successive stanze. La nostra voce-guida era una ragazza, e come tutte le guide era o non vedente o ipovedente. Non l’abbiamo vista mai, se non nel breve spiraglio di luce all’uscita del percorso.
Lì dentro era più che fondamentale. Di solito non ricordo subito i nomi quando qualcuno si presenta, ma in questo caso avevo attivato le “antenne” per ricordarmi il suo, per poterla chiamare, essendo già in panico alla prima stanza buia.
Premetto che avevo molto desiderato partecipare a questa cosa (era un’uscita aziendale).
Ma appena rimasta al buio, confesso che me ero subito pentita. E questo perché mi aveva colto un po’ di panico, o meglio, mi ero subito scontrata con la mia “impeditaggine” totale.
“Venite avanti, seguite la mia voce!” (Ma avanti dove?? da che parte? come li dovevo fare questi passi? corti? lunghi? avrei urtato qualcosa? mi sarei persa? avrei sbagliato direzione??)

Una cosa avevo capito subito: dovevo ascoltare meglio. Aveva detto destra o sinistra? Aveva detto “Andate subito a destra e poi seguite il corridoio di sinistra” oppure il contrario? Dovevo stare più attenta!!!
La prima ambientazione riproduceva un parco. Con erba, alberi (veri!) e una panchina.
Ma niente da fare, non miglioravo molto… “Toccate l’albero… è vero o finto secondo voi?” “Finto!!!!”…
“No, è vero!”
E via di questo passo.
La cosa bella è che a poco a poco, nell’arco di un’oretta, mi ero un po’ abituata alla cosa. Cioè, ero un po’ migliorata. Il senso di non farcela era sparito. Sapevo che seguendo le indicazioni della nostra guida tutto sarebbe filato liscio, ma soprattutto ho capito che mi dovevo svegliare un minimo.
Intanto, la timidezza non poteva esistere. “Ci siete tutti?” il “Sì” doveva essere chiaro. A ogni domanda una risposta. Niente sottintesi, niente gesti con la testa (chi li avrebbe visti?). Risposte chiare.
Alla fine, abbiamo visitato:
il suddetto “parco”
una rumorosissima “città” con moto, auto, il mercato
il “mare” con il pontile – siamo saliti su una barca che si muoveva
l’interno di una “casa” – abbiamo letto con le dita un quadro appeso al muro, riconosciuto delle spezie nei barattoli
Insomma alla fine ci siamo “divertiti”, per così dire, abbiamo capito le potenzialità degli altri sensi (questo era lo scopo del percorso) e quanto poco li usiamo.
Avevo davvero un’ammirazione per la nostra abile guida che si muoveva con disinvoltura e che pareva capire ciò che stavamo pensando (credo che il senso di smarrimento sia comune a molti dei partecipanti che incontra).

Mi sono ricordata di un film che avevo visto qualche anno fa su consiglio della mia allora insegnante di yoga, che appunto mostra le potenzialità e le capacità di un gruppo di non vedenti che sanno sciare, guidare una barca, scolpire una statua, vivere liberamente e in maniera indipendente!!!
C’è moltissimo da imparare e lo consiglierei a tutti. Ecco il trailer:

 

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Un bel pomeriggio allo Yoga Festival Bimbi!!

Che bel pomeriggio sabato!
Devo essere sincera e dire che la giornata non era partita molto bene per me. Tra la tosse della piccola, qualche giramento di testa mio, il caldo che mi abbassa la pressione… sarei stata tutto il giorno a ciondolare in casa piangendo sui miei “mali”.
Invece avevamo deciso (io e la piccola) che quel giorno saremmo andate allo Yoga Festival Bimbi.
Complice il fatto che 2 delle insegnanti sono mie amiche e quindi avevo più di un buon motivo “in più” per andarci, di pomeriggio eccoci là, alla lezione Yoga nella savana con Simba, di Catia e Taty.
Ecco la sala della lezione…

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Ed ecco alcuni momenti della lezione, la mia piccola era entusiasta!!!
Per scelta non pubblico i volti, tantomeno il suo, ma… avreste dovuto vedere l’espressione gioiosa che aveva!!!!

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Lo stesso entusiasmo – o anche di più – l’ha avuto per la Bollywood Dance!!
Le ho fatto alcuni video della “lezione di prova” che le bimbe hanno fatto… l’avremo rivisto 20 volte!
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Anche quest’anno il festival si è svolto al Museo della Scienza e Tecnologia a Milano… così non ci siamo negate il solito giretto alle vecchie locomotive, vecchie imbarcazioni, aerei, e stavolta anche “sotto” il Toti…

Poi quest’anno c’erano anche i “transformers”… ecco, non che sapevo cosa fossero… ma si intuiva…

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Insomma, la giornata è stata ricca di nuove esperienze e anche per me è stata molto interessante anche se sono stata spettatrice in tutto! mi piace far vivere alla piccola delle esperienze che chissà cosa mi avrebbero trasmesso se le avessi vissute io da piccola 😀
Credo che il prossimo anno se tutto va bene presenzieremo anche al mattino!!

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Una donna che “corre coi lupi”

Ieri stavo riguardando alcune fotografie “vintage”, cioè su carta stampata – quando ancora il digitale non si usava o non c’era – e in particolare stavo “rivivendo” i momenti della mia laurea. Anno 1998.
Presa da vari pensieri, del tipo: “Cos’ho fatto da quel momento fino ad oggi? ma non potevo scegliere un percorso diverso? Non avrei potuto prendere una specializzazione, fare un master? Non era meglio aver fatto un altro corso di laurea…?”, ho fotografato queste foto, quelle dove comparivano anche le mie compagne di università con cui attualmente sono in contatto, e le ho inviate sul nostro gruppo “Filosofia” di whatsapp, facendo notare che l’anno prossimo saranno passati VENTI anni da quei momenti (e, anno più, anno meno, anche dalla loro laurea).

Dopo un iniziale fiume di messaggi tra cui “Che schifo i miei jeans!” – “Ah, la tua borsa me la ricordo” – “Oh, ma perché io non ci sono nelle foto?” e via dicendo, l’ho sparata lì, non proprio yogicamente, la frase: “Stavo pensando che non ho combinato molto da allora” (lavorativamente parlando).
Qualcuno era perplesso, qualcuno mi ha seguito nella lamentela di vita “E io allora?” – “Ma tu hai preso anche la seconda laurea!” – dico io – “Ah sì, utilissima” dice lei… e via di questo passo.

Finchè alla fine ci ha pensato lei.
Lei è sempre stata quella un po’ dimessa del gruppo, quella che non era mai contenta di sé al punto di non dirlo nemmeno, al punto di deprimersi vedendo le nostre vite prendere la strada della famiglia, del matrimonio, in alcuni casi dei figli. E lei niente.
Lei che ha sempre avuto lo stesso lavoro da ancora prima della laurea, la stessa “vita” con i genitori. Da qualche anno però ha comprato casa da sola e probabilmente ha deciso che quella era la sua vita e che doveva prenderne in mano le redini.
Si è iscritta a un corso di ballo di cui pare essere entusiasta, e su wa manda foto di dolci e torte che sembrano “da pasticceria”, nonché parti di arredamento della sua nuova casa degne di una qualche rivista di design.

“Anch’io ho tanti rimpianti, ma il crogiolarsi in essi non serve!! Io non avevo problemi, me li creavo, e adesso evito persone che, nonostante l’età, mantengono questo atteggiamento mentale di menate! Io mi preferisco in tutto e per tutto adesso!”

E ha mandato una foto meravigliosa di lei in una discoteca, bella, raggiante, mentre balla con un 25 enne sorridente, probabilmente un compagno di corso, scrivendo ironicamente: “Perché ognuno ha il Macron che si merita!” 😀

Mi ha fatto davvero sorridere e ho pensato “Questo sì che è un riscatto di se stessi!” Essere soddisfatti della propria vita, per quello che si è!!
Ok, la mia era una considerazione/lamentela lavorativa, ma tutto fa parte di un certo modo di pensare. e mi ha pure consolata dicendo “Tu non hai menate, sono solo dei pensieri questi!”
Lei di certo ha abbandonato la vecchia se stessa per questa nuova e meravigliosa!

“Andate e lasciate che le storie, ovvero la vita, vi accadano, e lavorate queste storie dalla vostra vita, riversateci sopra il vostro sangue e le vostre lacrime e il vostro riso finché non fioriranno, finché non fiorirete.”
C. Pinkola Estés

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Chakra e biscotti

Il nostro quadro dei chakra sta procedendo, e, anzi, volge alla fine.
Intendiamoci, non l’abbiamo disegnato noi ma solo colorato.
Eppure l’effetto è così bello da rimanerne ipnotizzati. Ieri sera mi sono incantata lì a fissarlo per almeno 15 minuti. Ecco devo provare a vedere se funziona come tratak, la meditazione che si svolge fissando un punto, la fiamma di una candela, un’immagine.

Proverò 😀
Ecco dove siamo arrivate io e la piccola. Lei tra l’altro è bravissima a colorare!!

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Così mi è venuto in mente che nella parte di libreria di mio marito (cioè il 90% della libreria di casa) giace da anni un libro che è un classico del classici ma che non ho mai letto, almeno fino a ieri:

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Pensavo fosse un testo degli anni sessanta e invece ho scoperto che risale al 1917!! Ha 100 anni!!!!
La cosa me lo rende ancor più interessante. Proseguirò presto nella lettura!!!!!

Intanto, dato che ieri avevamo tutta la giornata a disposizione, abbiamo realizzato anche qualcosa di pronto uso e di tutt’altro genere: i biscotti con gocce di cioccolato dell’uovo di Pasqua. A scuola ci sarebbe stato il laboratorio di cucina mamme-bimbi per la festa della mamma…. ma la piccola era malata! più o meno abbiamo rimediato così:

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E per la prima volta la piccola li ha mangiati (le altre volte erano senza cioccolato!!!!!!!).
Speriamo che recuperi….

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L’amico di notte

Ultimamente mi capita di svegliarmi di notte, per un rumore, un suono, un sogno, un dolore da qualche parte, e di non riuscire più a riaddormentarmi.
Stanotte la sveglia è stata alle 2,30 e non c’è più stato verso di dormire.
E, come quasi sempre in questi casi, ho cercato il mio amico-di-notte, come da qualche mese (o anno) lo soprannomino nelle ore notturne.
Di chi sto parlando?
Di Tiziano.
Terzani.
Di notte posso leggere solo lui.
Anche libri già letti, anche brani a caso.
Per fortuna il libro che sto leggendo in questo periodo, in e-book, è suo: Un’idea di destino.
Terzani mi tiene compagnia di notte. E di notte lo riscopro diverso, si vede che le mie onde cerebrali, diverse da quelle diurne, meglio si accordano con la sua scrittura.
Di notte mi accorgo di un sacco di dettagli che di giorno mi sfuggono.
Lo sento proprio come un amico – starò impazzendo? – e mi piace un sacco leggerlo nel silenzio assoluto della casa (o degli alberghi in vacanza d’estate dove mi è successa la stessa cosa), nel buio e nella calma.
Mi conforta, mi sembra che anche lui sia sveglio a quell’ora, a tenermi compagnia.

Dopo la lettura ho acceso la lampada di sale, una candelina e ho steso il tappetino per una pratica yoga di una mezz’ora con alcune asana dal libro Raja Yoga (Ananda Edizioni), e poi meditazione.

Poi con calma ho ripreso le normali attività quotidiane, ho svegliato anche la piccola, e alla fine… non ho fatto in tempo a far colazione a casa!

La prossima volta dovrò svegliarmi all’1! 😀

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