Transizioni

crisalide

Da un po’ di tempo manco dal blog, vuoi per mancanza di tempo e anche per mancanza di idee da mettere nero su bianco… vorrei cercare di essere un po’ più costante quindi partirò oggi dallo… yoga!

Ieri la mia insegnante (di yoga, appunto) ha scelto come tema della lezione le transizioni da un’asana all’altra, facendo anche il paragone con i passaggi tra le varie fasi della vita.
In effetti nella vita quotidiana non faccio quasi mai caso ai momenti di passaggio, ma, credo, come la maggior parte di noi, sono proiettata o a quello che lascio o al punto da raggiungere.
Lei ha preso come esempio, nella vita di una mamma, i passaggi dall’allattamento al seno alle pappe, oppure l’entrata alla scuola materna e così via. Io questi passaggi li ho sempre vissuti un po’ male, in effetti.
Ho la tendenza ad ancorarmi a quello che perdo (ad esempio l’essere piccolina della mia bimba), o a pensare a quanto lei possa non essere pronta a questi passaggi.

Ma anche in altre fasi della vita sarebbe utile soffermarsi un po’ sui passaggi, senza la fretta di arrivare e senza restare attaccati a quello che sta diventando passato.

Negli ultimi giorni ho sofferto spesso di mal di stomaco, e credo che avesse un’origine ansiosa. Una fretta di fare, un “oddio devo fare una montagna di cose” e pensando già al punto di arrivo difficile da raggiungere senza guardare al qui e ora e ai piccoli passaggi che mi porterebbero con un po’ più di calma a fare tutto, o a fare quello che si può. Il risultato è spesso la fretta, il nervosismo, il respiro bloccato, il mal di stomaco appunto. E una grande stanchezza.

La lezione di ieri mi è stata utile soprattutto in questo senso, nell’applicare questo principio alla vita quotidiana, oltre che alle fasi di passaggio durante le sequenze yoga.
Un po’ più di calma non mi guasterebbe.

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Collezione di borse vintage

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Dalla cantina di mia mamma emergono i più svariati oggetti. Un giorno fotograferò la macchina da cucire della bisnonna, la lucerna del 1800, i due bauli, i mobili vecchi e vari oggetti decisamente retrò.
Ma oggi volevo dedicarmi alle borse. Già nel corso degli anni avevo raccolto una discreta collezione di questi accessori appartenuti a nonne e zie, ultimamente ho incrementato la raccolta con altri ritrovamenti, come questa borsa in apertura del post. Chissà di chi sarà stata.
Altre invece le uso da quando andavo all’università, insieme al cappotto nero della nonna che metto tuttora (è inossibadile, un giorno fotografo pure quello) e alle scarpe da anziana che portavo a 19 anni e che destavano una certa ilarità nella “Pavia bene” che frequentavo. Peccato averle – credo – buttate. Ah, e insieme anche al “velo da lutto” di mia nonna che invece ho nel cassetto, insieme a una quantità di piccoli guanti in pelle, quelli che ho salvato dal repulisti che sto facendo. Tutti oggetti, cimeli di famiglia, che ci terrei a fotografare e a tenere come “documento storico”.
Ma veniamo alle borse che mi hanno accompagnato all’università:

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Ce n’era anche un’altra, ma credo di averla distrutta e buttata.
Invece, al lavoro spesso portavo questo bauletto della bisnonna, non proprio comodo da aprire e chiudere quando si gira sui mezzi, E quest’altra borsa bislunga con la quale però urtavo continuamente la gente sull’autobus:
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Poi è stata la volta di una stupenda borsetta da sera che ho usato in serate di gala sempre al lavoro, e un’altra specie di borsetta a mano che sembra più un borsellino:

Ed ora altre new entry ma molto più recenti come fattura, di certo appartenute a mia zia (era lei che adorava il coccodrillo!)

Ah, dimenticavo quest’altra, che conteneva addirittura un biglietto del Teatro alla Scala:

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Nell’ambito della “ricostruzione” dell’albero genealogico e delle storie di famiglia, mi fa piacere aver ritrovato tutti questi oggetti (e non sapete quanti ne ho eliminati!!).
Al prossimo giro in cantina!

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Notti sveglie cortisoniche

“…possono manifestarsi alterazioni psichiche di vario genere: euforia, insonnia, mutamenti dell’umore o della personalità, …”

questo nel bugiardino del cortisone che stavo prendendo fino a ieri. Dopo l’ennesima notte bianca, ho mollato il colpo. Vediamo se le prossime notti saranno più proficue in termini di sonno.
Intanto, nelle ultime notti, forte dell’euforia e dell’energia (a questo punto cortisonica??) che mi sentivo, mi alzavo, leggevo, bevevo tisane, praticavo yoga.

In particolare, mi ero cimentata a provare la posizione sulla testa (mi vedete, alle 5 di mattina?). Devo dire che è molto più semplice di quello che pensavo. La posizione è questa, ma io mi appoggio al muro. Il cambiamento di prospettiva e di percezione corporea è molto forte e molto bello. Sento una corrente di energia molto positiva!headstand

Ho trovato su Il Giornale dello Yoga una breve descrizione dei benefici dell’asana:

Benefici Sirsasasana

Praticare Shirshasana apporta innumerevoli benefici dovuti alla posizione invertita del corpo.

  • Favorisce il ritorno venoso e incrementa il flusso di sangue al cervello
  • Aiuta a ossigenare le cellule cerebrali con un maggiore quantità di sangue aumentandone l’efficienza, la memoria e la capacità di concentrazione
  • Rinforza i vasi cerebrali aumentandone l’elasticità
  • Rivitalizza i centri nervosi, pertanto aiuta a migliorare le disfunzioni nervose e ghiandolari
  • Aiuta a migliorare le disfunzioni sessuali, in quanto tonifica la ghiandola pituitaria che produce gli ormoni sessuali
  • Aumenta il flusso sanguigno al viso e agli occhi migliorando le condizioni della pelle, dei capelli e della vista
  • Facilita il ritorno del sangue venoso dalle gambe verso il cuore
  • Da un punto di vista energetico, permette la sublimazione dell’energia: invertendo il corpo, le energie dei chakra più bassi si muovono verso l’alto, l’energia sessuale e tellurica si possono trasformare in energia spirituale
  • Prepara alla meditazione
  • Da un punto di vista mistico stimola i chakra, apre sushumna nadi e pepara il corpo per l’ascesa di kundalini, l’energia latente in ogni essere umano.

Inoltre, la nottata mi è servita per una lunga meditazione.

Ho sentito proprio un cambio di energia, una spinta in positivo, come la fine di qualcosa di pesante, un’uscita da un tunnel nero.
Mi sento molto diversa, calma, positiva, energica, entusiasta!
E’ una sensazione bellissima che non provavo da tempo, quella di prendere le cose in positivo e viverle appieno. Senza pensieri negativi.
Ora si tratta di mantenere!

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Rig Veda – filosofia della Creazione

“In quel momento non vi era né l’esistente, né il non-esistente.
Non vi era aria, né il cielo che è al di là.
Che cosa conteneva? Dove? Chi proteggeva?
C’era l’acqua, insondabile, profonda?

In quel momento non vi era né la morte né l’immortalità.
Non vi era segno della notte, né nel giorno.
L’Uno respirava, senza respiro, con il suo stesso potere.
Oltre a quello non vi era nient’altro.

In principio vi era oscurità nascosta da oscurità;
indistinguibile, tutto questo era acqua.
Ciò che era nascosto dal vuoto, l’Uno, venendo in essere,
sorse attraverso il potere dell’ardore.

In principio il desiderio venne prima di tutto,
che fu il primo seme della mente.
I saggi che cercavano nei loro cuori con saggezza
scoprirono il legame dell’esistente con il non-esistente.

La loro corda fu estesa attraverso:
che cosa c’era al di sotto e che cosa c’era al di sopra?
C’erano portatori di semi, c’erano poteri;
vi era energia al di sotto, e impulso al di sopra.

Chi lo sa veramente? Chi può qui dichiarare
da dove è stata prodotta, da dove viene la creazione?
Dalla creazione di questo universo gli Dei vennero successivamente:
chi allora sa da dove ciò è sorto?

Da dove questa creazione sia sorta,
se lui l’ha fondata oppure no:
lui che la sorveglia nel più alto dei cieli,
lui solo lo sa, o forse non lo sa.”

“Inno della Creazione” (Rig Veda X.129)

Sono un po’ di notti che non riesco a dormire.

Sono stata a casa dal lavoro in malattia (una bronchite pazzesca!) e si vede che di giorno mi sono rammollita e di notte non ho più sonno!

Così, scendo col gatto, bevo una camomilla, e leggo… l’enciclopedia delle Religioni 😀 (“Le Religioni”, Le Garzantine)

Ero curiosa di vedere cosa dicesse del Vedanta e, ancor prima, dei Veda.

I Veda sono testi sacri indiani di cui il più antico viene datato al 3500 a.C. e che è appunto il Rig Veda. Sono stati “portati” in India (Industan), in particolare ad Harappa (attuale Pakistan), dagli invasori Arii che arrivavano dal nord (zona Afghanistan).

Sulla civiltà di Harappa esiste un bellissimo sito in inglese che è questo https://www.harappa.com/ che testimonia anche come fossero presenti delle raffigurazioni di posizioni yoga, tipo questa (la figura a destra):

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Ma l’inno alla creazione dei Rig Veda (credo sia il più celebre inno) mi affascina un sacco, soprattutto il dubbio che lascia alla fine: “Lui solo lo sa, o forse non lo sa”…

Ho voluto vedere cosa dicesse la suddetta enciclopedia in merito, dato che l’abbiamo in casa, e dato che da lì partono un sacco di interpretazioni (come le 6 darshan e altre filosofie nonchè religioni).
In pratica: l’origine del mondo è l’Unità assoluta (Uno), che si manifesta tramite l’energia delle pratiche ascetiche (?), dando luogo al desiderio che è il primo seme della mente.
Proprio ieri sera mio marito leggeva qualcosa (non so cosa, avevo sonno), che spiegava l’etimologia della parola desiderio. L’ho cercata su internet e pare sia proprio così:

Desiderio: questo termine deriva dal latino e risulta composto dalla preposizione de- che in latino ha sempre un’accezione negativa e dal termine sidus che significa, letteralmente, stella.

Desiderare significa, quindi, letteralmente, “mancanza di stelle”, nel senso di “avvertire la mancanza delle stelle”

 

Ma comunque si fa riferimento ad una traduzione dal vedico, il termine reale dovrebbe essere “Kama”. Dico questo solo per generare curiosità.
Dal desiderio nasce tutto. Dalla mancanza, più precisamente. Comunque, procediamo.

Dopo aver provato il desiderio, l’assoluto si stacca dall’Essere che ne è la manifestazione. (e qui inizierà la diatriba Samkya-Vedanta, ma mi sono ripromessa di accettare entrambe le interpretazioni in qualche modo).
Dal desiderio, che è energia, si sviluppa il mondo.

L’Uno viene descritto nel Rig Veda come androgino, che ha in sè un principio  maschile e uno femminile. Da questa unione nasce Purusha, l’Uomo cosmico dalle cui membra si genera il mondo (cielo, atmosfera e terra, che è un disco circondato dal mare).
Wikipedia segnala inoltre che questo Uomo cosmico o Purusha è visibile solo per 1/4, la parte di sè che sacrifica per generare il mondo.
Perciò per 3/4 rimane misterioso, altissimo.
Questo, mi sembra di aver capito, è quanto spiegano i Veda circa la creazione.
E’ interessante soprattutto per capire le successive interpretazioni, che sono appunto tali. Sia il Samkya che il Vedanta (che lo Yoga!) si basano sui Veda, perciò diciamo che ci affidiamo a questa cosmogonia molto affascinante ma nel contempo molto impregnata di mistero.
Una buona lettura notturna, insomma.
Alla prossima puntata filosofica!  (ecco gli altri post che avevo scritto sull’argomento:
Questo e quest’altro. Volendo anche questo)
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Buon Compleanno Maestro!

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Buon Natale!

Auguro sinceramente a tutti la pace interiore.

Buon Natale ai passanti…

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Il Ticino a dicembre

La settimana scorsa ho portato mia  mamma al consueto giro al fiume, in un pomeriggio caldo e di sole dicembrino. Alle 15 sembrava avvicinarsi già il tramonto… ma la luce era molto chiara, i colori quasi freddi ma molto limpidi conferivano un aspetto suggestivo al parco e soprattutto all’acqua.
Mi scopro a guardare e riguardare quelle poche fotografie scattate al cellulare (purtroppo), è stata proprio una boccata d’aria fresca, soprattutto in questo momento che con mia mamma non si sa mai cosa ci si deve aspettare. La su amente è sempre più confusa. Nelle foto c’è anche un albero a cui passiamo davanti ogni volta, che è in bilico e sembra stia per cadere in acqua, e che per quanto mi sforzi di non collegarlo a lei, mi fa istantaneamente pensare alla condizione precaria di mia mamma.
Ormai, penso a lei come a due persone diverse, quella di ora e quella di prima, o, per meglio dire, quella che ora è in grado di sentirmi e di parlare, e quella, più in profondità, che ci osserva ma che non ha un contatto con noi… il suo spirito.

Diverse volte mi sono chiesta, vivendo con lei questa condizione, che cosa sia davvero identificativo di una persona… il corpo, la mente? Nemmeno la mente (cioè che già non fosse il corpo era assodato). Nemmeno la personalità. Nemmeno il carattere, o le opinioni personali.
Mente, personalità, sono cose che possono essere modificate da una malattia. E allora, cos’è che rimane, se non lo spirito? Sappiamo che c’è, lì da qualche parte, sappiamo che forse non può più comunicare con noi. “Se solo lei sapesse, chissà cosa direbbe” mi sono trovata a pensare. Come se fossero due le persone. Come se una osservasse in silenzio l’altra, senza poter intervenire.

 

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I disegni della piccola

La piccola si sta divertendo molto con i disegni. per diverso tempo non ha disegnato niente di che, solo dei tentativi di scrivere lettere e numeri, per mesi!
Ora le è scoppiata la mania del disegno (sono contentissima!) e anche del costruire qualcosa con la carta (tipo costruirsi le orecchie da gatto e attaccarle al cerchietto, poi costruire la coda e fingersi gatto [ed essere attaccata dalla nostra gatta])

Insomma, ecco qua i capolavori!

La nostra famiglia felice e paritaria 🙂
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Siamo tutti sorridenti in famiglia (ma quando mai io?). Lei è quella al centro, la più sorridente e in mezzo ai suoi genitori, che sono alti come lei :):)
La fatina felice con le borse della spesa….
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…e questa che mi fa impazzire, felice addirittura sotto la pioggia!! (di certo non posso essere io ahahah)
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Poi un tenero gattino che non guasta mai…
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Ed ecco un mezzo di trasporto degno di Leonardo da Vinci: la “macchina-carnevale-ape-gatto”! e quello in alto a destra non è mica il sole… è un timbro postale!
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…qualcuno vuole andare al circo? Ecco un biglietto
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e infine, l’ultima creazione: il nostro palazzo pieno di segreti e misteri!
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I triangoli rappresentano dei diamanti. Sopra i due diamanti a pian terreno ci sono un libro aperto (a destra) e un segreto antico (a sinistra), mentre sul tetto il diamante sorregge una coppa d’oro che è ancora più antica del segreto. Ero quasi scioccata dal simbolismo che ha inserito. Qui siamo a livelli del sacro graal addirittura! (e volendo forzare la mano, simbolismo quasi yogico, i diamanti sono 6 come i chakra e la coppa d’oro è sul 7°… dai, passàtemela!!)

😀

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Venaria… di lunedì

Lunedì abbiamo fatto come Pinocchio e Lucignolo. La piccola e io abbiamo marinato la scuola materna e il lavoro, per aggregarci al papà che era nel suo giorno di riposo (nei week-end lavora), e siamo andati in una specie di piccolo paese dei balocchi.
Nel nostro caso, mi premeva trovare una meta che non fosse solo all’aperto visto il freddino degli ultimi giorni, e che ci permettesse di fare una gita in giornata.
Di lunedì però è tutto chiuso…
Alla fine ho visto che nei giardini della Reggia di Venaria (chiusa) era invece aperto un “Sogno del Natale”. E così è stato.
Intanto, abbiamo fatto due passi nel centro storico, molto carino e in via di allestimento di bancarelle natalizie

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Dopo una sosta in pizzeria (verificando prima che ce ne fosse una aperta), siamo andati alla Reggia e ai giardini (che mi sembravano più sterrato che giardini, però vabbè…)
Ecco un “lato”
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L’ingressoP_20171127_140759

I giardini (abbiamo apprezzato il panorama con i monti sullo sfondo in una giornata fortunatamente limpida e soleggiata)
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E la fatidica casa di Babbo Natale.
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Il bello è stato l’assenza di code e di gente in generale. All’ingresso si passa attraverso un corridoio con immagini divertenti di Babbo Natale, rivisitazioni spiritose che vanno da Toulouse Lautrec a Van Gogh…

Poi c’è l’ufficio postale, devo si può scrivere la fatidica letterina e imbucarla, per poi passare alla fabbrica di giocattoli di d’altri tempi, tutto molto carino e ben realizzato, con l’aiuto degli animatori-elfi che intrattengono un minimo i bambini

Poi è stato il turno della camera da letto degli elfi aiutanti e poi di Babbo Natale (con foto di rito), per finire con la slitta su cui si poteva salire, già posizionata verso la rampa da cui partirà la notte del 24.
Tutto molto carino, ma anche tutto molto veloce.
Le attività come i laboratori sono previsti solo per le scolaresche, purtroppo, e le bancarelle esterne erano per lo più chiuse (c’erano quelle gastronomiche).
Insomma, tutto bene, alla piccola la gita è piaciuta… ma anche a noi, nonostante il tour veloce a questo “sogno del Natale”, ma quello che ci interessava era stare insieme per una giornata intera (cosa che non succede mai) e vedere un posto nuovo tutti e tre!
Quando, fuori dalla casa di Babbo Natale, ho visto un circo e una giostra d’altri tempi, ho pensato davvero a Pinocchio e Lucignolo… con una certa soddisfazione (siamo ancora alla scuola materna, dopotutto :D)

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D’altronde una gita di lunedì a novembre… non è cosa semplice!

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Viaggio nella Belle Époque con Toulouse-Lautrec

 

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La scorsa settimana ho partecipato ad una visita guidata alla mostra “Toulouse-Lautrec. Il mondo fuggevole” qui a Milano a Palazzo Reale.
Ogni volta mi riscopro ignorante.
Ma, se così non fosse, non rimarrei così estasiata da questi momenti formativi (perché per me sono questo, anche), soprattutto quando hai una guida che non solo ti spiega quello che stai vedendo, ma soprattutto ti fa letteralmente immergere in un mondo che è altro, che sembra lontano ma in realtà è lì.
E’ meglio di un film, perché ad una mostra ti senti un po’ protagonista anche tu (parlo per me ovviamente).

Non conoscevo bene questo artista, o meglio, come tutte le cose imparate a scuola, ricordavo cose a spezzoni, nonostante i suoi manifesti siano talmente famosi da conoscerli ormai a memoria!
Intanto di lui mi piace il tratto, veloce, quasi impressionista anche se non en plein air, e addirittura un po’ caricaturale.

Ma la cosa che mi ha davvero impressionato – giusto per giocare con le parole – è l’aver saputo raccontare le storie di questi artisti, ballerine, cantanti, attori, e anche prostitute.
La novità di dipingere un mondo vero e senza fronzoli, quello delle maisons close, nei suoi retroscena, nei gesti quotidiani e di affetto delle ragazze tra di loro durante i momenti liberi dal lavoro di prostitute, dando loro un aspetto molto umano (che di certo i clienti non avrebbero mai colto, e forse nemmeno noi).
Il ridare dignità a queste ragazze attraverso la ritrattistica.
E poi le ballerine! Ognuna con una storia diversa alle spalle, da chi era stata avviata alla prostituzione dalla madre e poi si è riabilitata da sola, a chi era stato in casa di cura psichiatrica e aveva sperimentato l’elettroshock!
E’ un mondo che si incastra con quello (di cui invece ricordo bene) della psicoanalisi e della famosa Salpetrière, l’Ospedale psichiatrico di Charcot e Freud.
Sta di fatto che Toulouse Lautrec ha dato una permanente notorietà a questi personaggi che, benché famosi all’epoca, probabilmente non sarebbero “passati alla storia” per così dire.


Un piccolo grande genio, anche eclettico nei suoi travestimenti documentati dalla fotografia di cui si è ampiamente servito (e siamo ancora nel 1800!). Foto di lui vestito da samurai, da clown, da non so che altro.

henri-de-toulouse-lautrec-2-jpg-portrait_jpeg!Portrait

In sostanza, cosa mi è piaciuto: l’immergermi nella Belle époque, nella pittura davvero “fuggevole” di Henry, le storie travagliate dei personaggi raffigurati, il Giapponesimo che ha influenzato la pittura dell’epoca.

Cosa non mi è piaciuto (eh certo, c’è anche questo!): alcune pose fotografiche sconcertanti, tipo lui che sta usando una spiaggia come toilette, per dirlo in maniera elegante, le sue eccessive “manìe” o feticismo che traspare dall’insistenza su alcuni dettagli (calze nere, schiene). E poi le tristi fotografie dei “cataloghi” di ragazze delle case chiuse, tra cui ho notato (con angoscia) qualche preadolescente. Terrificante (non che questo c’entri con la sua arte, ma mi sono chiesta se era necessario esporre queste foto d’epoca. Il fatto che siano d’epoca le rende un mero documento storico e quindi da esporre, oppure che vi siano delle foto di minorenni del 1800 si sarebbe dovuto “censurare”? O solo a me sembravano preadolescenti??)

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