L’inizio del nuovo anno

Anche il nuovo anno è arrivato.

Per me è partito in maniera positiva… le vacanze e i giorni di ferie sono stati riposanti, ho visto molti amici, parenti, incontrato persone.
Quei giorni sono stati una fonte di riposo per me, di calma, non c’erano i soliti momenti di fretta e di ansie del doversi alzare presto per prendere il treno o andare a scuola.
Abbiamo trascorso la sera del 31 dicembre con amici e i loro bimbi a casa nostra con una piccola cenetta. Che dolci i loro occhi quando tenevano in mano le “stelline” cioè quei bastoncini che si accendono e fanno una piccola scintilla!
Dato che mio marito lavorava, ci siamo concessi una sola giornata “in gita” a Milano noi 3 (grande meta!!!), al Villaggio di Babbo Natale a Palestro. E’ stato bello pattinare sul ghiaccio con la piccola, poi era una bella giornata di sole.


Il nuovo anno mi ha portato un po’ più di energia, probabilmente mi ci voleva un periodo di riposo e di calma… ora siamo ripartiti già da un po’ con la “routine”, la mia vita è sempre suddivisa tra il lavoro, mia mamma, la piccola e la casa.
Mia mamma sembra essere stabile, la sua condizione è sempre la stessa, migliorare non potrà mai, ma per lo meno “ce la caviamo”.
Anche con la badante abbiamo sempre un legame abbastanza stretto e quotidiano, conosciamo un po’ la sua famiglia in Ucraina, proprio oggi una delle sue figlie che era stata anche da noi mi ha mandato la foto della laurea. Un altro figlio è diventato papà e abbiamo mandato i nostri regalini là per il nuovo nato, oltre a quelli per Natale, che da loro si festeggia il 7 gennaio. Ecco qua, vi regalo questo esempio di dolce tipico ucraino del 7 gennaio: grano, noci tritate, uvette, semi di papavero… Insomma io ho sbagliato ad assaggiarlo freddo… probabilmente va mangiato caldo…

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Poi c’è la piccola, in questi giorni è alle prese con il giocare il più possibile con i regali ricevuti a Natale (magari poi ne parlerò, ce n’è uno in particolare davvero carino!), è presa anche dalla scuola, sembra che le piaccia, dalle nuove amicizie, dallo stare un po’ a casa dai nonni qualche pomeriggio e dal passare là anche qualche notte (è sempre euforica all’idea!!).
Le giornate sono state di sole, di qualche passeggiata a Ticino

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E’ un luogo sempre distensivo, sarà stata la bella giornata, sarà il fiume… mi piacerebbe andarci più spesso e più a lungo, anche con mio marito!
Spesso quando ritorno lì, al Ticino, al mio paesello, mi sembra davvero di distendermi i nervi, le case sono basse, non c’è rumore, soprattutto “in periferia” da mia mamma, per non parlare appunto del fiume.
Una mattina ho dovuto prendere ferie per stare da mia mamma, mi sembrava quasi di esser tornata all’università, quando di mattina a volte stavo a casa a studiare.

Insomma.. credo di non aver mai scritto un post più positivo di questo, meglio finirla qui 😀

 

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Auguri a tutti

Buon Natale… oggi riciclo creativo!

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Una scuola… sulle ali del mondo

La scuola.
Davvero mi devo un po’ ricredere, visto che ero partita un po’ prevenuta.
Non posso lamentarmi di nulla, contro le mie aspettative.
Dico che mi devo ricredere “un po’ ” perché in fondo non ho così diretta la percezione di cosa fanno in classe e di quale sia l’atmosfera che si respira. Però vedo la piccola felice di andare a scuola, e questo per ora mi basta.
Le maestre mi piacciono. Inutile negarlo. Mi piacciono più di quelle della materna, mi sembrano sveglie, attive, presenti, solari, con in mente gli obiettivi da raggiungere e con voglia di fare. Sono sicura che trasmettono entusiasmo.
Al colloquio a novembre le ho trovate raggianti e ho anche conosciuto la maestra di religione, che non avevo ancora visto.
Credo che per una bambina di 6 anni la cosa principale sia aver voglia di frequentare, avere degli amici, avere un motivo che ti spinge ad andare a imparare tutte quelle cose che vengono proposte.
E devo dire che mia figlia mi sembra entusiasta di tutti gli argomenti.
Ha trovato nuove amiche, pur mantenendo le amicizie già consolidate. Per lei la cosa fondamentale sono le amiche.
Una sera, sempre su suggerimento delle maestre, abbiamo avuto la “pizzata di classe”, dato che pochissimi di noi genitori si conoscevano già.
Il nostro è un paese piccolo, eppure i nostri bimbi arrivavano da 3 materne diverse e da classi diverse delle materne, per cui non sempre ci si conosceva. Non che la pizzata sia servita a molto, ma almeno un paio di volti in più li ho memorizzati.
Per il resto, dicevo che appunto manca un po’ la percezione di cosa fanno esattamente in classe, è anche forse naturale, dato che i bambini sono un po’ più grandi e – si spera – un po’ più autonomi e che quindi non c’è bisogno di chiedere specifiche alle maestre.
Per quanto posso, chiedo a mia figlia cosa fanno, cos’è successo in classe, come si svolge l’ora di ginnastica… senza pressarla altrimenti inizia ad esser evasiva e ciao! Alla fine, è giusto che non si senta così strettamente sotto controllo!!
Poi è lei che ci bacchetta! “Vi siete dimenticati di darmi le scarpe da ginnastica e non ho potuto farla!!! domani mettetemele nello zaino!!!”, “Mamma ti sei ricordata di darmi il quadernone nuovo per matematica?” e così via. Tra poco mi assume come segretaria e siamo a posto. Per dire.
Quindi tutto bene finora, hanno anche organizzato un’iniziativa carina per la giornata dei diritti del bambino, una specie di “flash mob”, così l’avevano chiamato, con striscioni e gridando tutti insieme: “Ho il diritto di essere felice!” e cantando la canzone di Peter Pan, “Sulle ali del mondo”. Diversi genitori e nonni erano andati ad assistere in piazza a questa iniziativa, e anche se l’ho vista solo in video era davvero commovente.
A scuola, poi, per Natale, hanno trascorso una mattina con qualcuno della Caritas per sensibilizzarli sul tema dei bambini meno fortunati, hanno poi allestito una mostra solo per bambini dove ciascuno, se vorrà, lascerà una busta (preparata a casa) con un contributo per una casa di accoglienza mamme bambini.
Insomma, finora questa scuola ci piace.
Certo, non si gioca più come alla materna, gli orari sono più rigidi, si cerca di far rispettare l’ordine e il silenzio in classe (la vedo dura), ma mi sembra che la piccola stia vivendo un’esperienza positiva!

 

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Cosa cerco in un corso yoga

Nell’ultimo anno avevo frequentato un corso di yoga con un’insegnante piuttosto “tosta”. Le lezioni prevedevano una parte di riscaldamento, magari con serie di 10 addominali o cose del genere, a volte impegnative, a volte meno, e poi delle sequenze abbastanza importanti dal punto di vista del coinvolgimento muscolare.
Io non sono per nulla sportiva, riuscivo comunque a starle dietro soprattutto nella parte di torsioni, allungamenti, equilibrio, ma non in quelle posizioni o sequenze che prevedessero forza.
Per quanto fosse un’insegnante preparatissima dal punto di vista delle asana, della terminologia, dell’anatomia, ma anche della teoria dello yoga… sentivo che mancava qualcosa!
Nel “troppo” mancava una cosa essenziale: il contatto con il proprio centro.
Forse, per chi è allenato eseguire quelle sequenze una dopo l’altra equivale a ciò che per me è come restare semplicemente nell’asana dell’albero… ma per me alla fine era troppo, e non mi dava quello che cercavo.
Mi è dispiaciuto molto cambiare corso, alla fine avevo instaurato un buon rapporto con l’insegnante e trovavamo spunti utili, credo, a entrambe per parlare di yoga e non solo. Avevo imparato da lei alcune cose che non sapevo sull’hata yoga, ma in un momento di stanchezza tra settembre e ottobre ho capito che per me non era più possibile starle dietro, perché a volte di questo si trattava, di rincorrere uno yoga forse troppo calibrato sulle sue capacità fisiche, più che su quelle dei partecipanti.
Io non cerco un corso che mi faccia sudare per arrivare ad essere capace di mantenere alcune posizioni, non cerco un corso dove si tende alla perfezione della posizione o della sequenza.
Una volta mi ha detto che lei o forse una sua allieva si era messa in una difficile asana non so più in che piazza di Milano (Gae Aulenti forse), in segno di sfida verso non mi ricordo chi per farsi fotografare… ecco per me lo yoga non è niente di tutto questo. Per me è solo una cosa: chitta vritti nirodha.
Poi, se vogliamo anche eseguire belle asana, diventare sempre più sciolti e bravi in questo, va bene, ma se manca il punto centrale, cioè l’annullamento dei vortici di pensiero, non è yoga, è ginnastica.
Sicuramente per chi si esercita ogni giorno e per molte ore, come un insegnante, potrà ottenere questo stato mentale attraverso una pratica che a me sembra intensa. Ma chi vi si dedica poco e quando è già stanco, difficilmente raggiungerà se stesso in questo modo.
Per cui ho lasciato.
Ora sono passata ad una pratica soft, al buio o con luce soffusa, che prevede asana “normali”, passatemi il termine, pranayama e yoga nidra. Cioè all’opposto, praticamente.
Se prima avevo comprato le magliette più traspiranti e l’intimo sportivo, ora sto cercando calze pesanti e felponi!
Non so ancora valutare questo nuovo corso, per ora mi sta comunque portando alla calma e ad avere meno pensieri, quindi direi che è positivo!
Om shanti

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In gita a Zoom

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A ottobre, nell’ultima domenica ancora “estiva”, siamo stati allo zoo di Torino con la piccola: Zoom.
La gita è stata molto piacevole, e non si finisce mai di imparare anche in tema di specie animali!

Ho trovato questo zoo molto “libero”, hanno ricreato gli ambienti originari in cui gli animali vivono (ok, a parte il clima…), e non ho visto reti né gabbie, a parte le piscine (quella degli ippopotami l’avrei fatta un po’ più grande).
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Le giraffe tra loro si prendevano a sonore cornate, i lemuri ci passavano di fianco e ci tagliavano la strada. Perfino le tigri erano libere, ovviamente in un’area irraggiungibile e difesa da un fossato…
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Poi era appena nato il cucciolo di gibbone, ma era troppo in alto e ovviamente ancorato alla mamma per poterlo fotografare bene.

In una zona dello zoo erano anche allestite delle tende dei nomadi dell’Est (Mongoli)
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Quello che mi ha colpito è che la Yurta, seppur così semplice, è curata in ogni dettagli nella disposizione degli oggetti, della porta, di dove sedersi. Soprattutto il punto 3. ha catturato la mia attenzione: un cassettone per collocare gli oggetti “più importanti e sacri”: le foto della famiglia, gli incensieri.
Da noi, nella complessità delle nostre abitazioni moderne, non abbiamo più un posto predefinito nemmeno per “le foto di famiglia”. Sì, qualcuno nette le foto dei cari, ma non c’è più quel concetto degli antenati, magari  mettiamo le nostre foto del mare.
Tanto meno allestiamo un altare (parlo in generale, noi ne abbiamo uno e magari tante altre famiglie, ma in generale non c’è questo concetto nelle nostre case)!
Insomma, ho avuto nostalgia di qualcosa, vedendo queste yurte e quelle donne in abiti confezionati a mano e immerse nella natura!
Di un passato un po’ archetipico, di un qualcosa che ormai abbiamo perso.
Del freddo che non sentiamo più e che non ci permette più di accorgerci del passare delle stagioni.
Degli animali, che ora guardiamo solo attraverso un vetro in uno zoo.
E’ stata comunque istruttiva questa giornata. E la piccola quanto era contenta del Gufo Reale! Ha voluto anche una foto con lui 🙂

 

 

 

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Mostra su Carlo Carrà

L’ultima mostra che ho avuto modo di visitare è stata quella su Carlo Carrà, sempre a Palazzo Reale a Milano. A memoria, mi ero fatta l’idea di lui come di un futurista, cosa che è anche stato, ma non solo.
Da quello che ho potuto vedere, è passato attraverso alcuni movimenti, le cosiddette Avanguardie, e da diverse influenze pittoriche, prima di approdare a quella che sarebbe diventata la sua arte.

Dal divisionismo al futurismo, per arrivare a fondare con De Chirico la Metafisica, passando anche per Modigliani e per il cubismo.

Di tutto un po’, sembrerebbe, ma a mio avviso è un artista che ha sperimentato, che ha contribuito ad alcuni tra i movimenti più in voga all’epoca, dando il proprio personale contributo.

Le sue opere, realizzate in diversi momenti della sua vita, non sembrano quasi appartenere allo stesso autore. Eppure è così che dev’essere, secondo me, avere il coraggio di cambiare, di seguire il proprio istinto. La Grande Guerra l’aveva messo alla prova (che pure come tutti i futuristi aveva appoggiato), soffrirà per la perdita degli amici, andrà in ospedale psichiatrico dove incontrerà de Chirico tutto questo non dovrebbe influire sull’interiorità di un artista? Certo che sì.

Ecco perciò alcune opere tra quelle viste alla mostra.
Un Carrà divisionista, in cui dipinge scene milanesi: la stazione di Milano (che era a Repubblica all’epoca), con la comparsa del treno, dei convogli, con i contrasti di luci e ombre, dove tutto è in movimentostazione-a-milano-1909e un’altra scena milanese, all’uscita dal Teatro alla Scala, con le scure carrozze in sottofondo e la gente mesta che torna a casa…leaving-the-theatre-1910

Un Carrà futurista, sempre ambientazione milanese: il tram, in movimento, che regala scorci cittadini sovrapposti tra loro…

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Un Carrà “Modigliani”-futurista:

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Per poi passare alla fondazione della Metafisica:

…per poi approdare a ciò che di Carrà mi sembra più “Carrà” (dopo esser passato indenne dal periodo del fascismo, in cui non ha “ceduto” alle aspettative di una pittura celebrativa di quel regime, mantenendosi fedele alla libertà dell’espressione artistica! Se non è un merito questo…)

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Un Carrà che ha abbandonato ogni attrattiva per la città, che si sente invece ispirato dalla natura, dalla campagna, dalla Liguria e soprattutto dalla Toscana, dove avrà una dimora vicino a Forte dei Marmi.
E’ stato un riscoperta per me, che al solito avevo dei ricordi liceali di questo artista, mai capito fino in fondo.

la cosa che più i ha colpito, tra tutto ciò che la nostra apprezzata guida ci ha spiegato? Che per Carrà la pittura è mentale. Non en plein air, quasi mai, non di getto. Ma studiata, meditata. La natura e i paesaggi vengono rivisti con gli occhi della mente. Questo concetto mi ha spiazzato.
E’ stato come se di colpo potessi guardare direttamente nella sua mente. I paesaggi, le geometrie, i colori tenui… tutto ha acquisito un significato.

 

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Gita nel Parmense e Piacentino

Dalla piccola gita nel piacentino- parmense, regalo per il mio compleanno, qualche foto di questi luoghi bellissimi! Salsomaggiore Terme: molto retrò ma vivissima, dove abbiamo trovato lo street food festival… non dico la piccola com’era felice di mangiare ai tavoli delle bancarelle! Ed era tutto squisito, oltretutto…

Poi Tabiano, che mi ricordava un sacco mia zia con i suoi innumerevoli soggiorni alle Terme per curare l’asma… noi eravamo in un hotel vecchio ma stupendo, con una piscina esterna a vetrate immersa in un bosco!

E poi il Borgo di Vigoleno col Castello…questa era la nostra vera meta. La mini vacanza è piaciuta talmente tanto a tutti, che abbiamo deciso che i nostri regali di compleanno saranno sempre gite o escursioni o visite da qualche parte! E anche la piccola ha deciso così per il suo compleanno!

Infine Castellarquato, già visitato anni fa senza la piccola, e che ora ha acquisito una nuova veste più interessante, con lei!!

Salsomaggiore

Castello di Tabiano

Castello e Borgo di Vigoleno

E infine Castellarquato

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Dal lago Maggiore

Qualche foto dalla mia trasferta lavorativa.

L’ultima foto è… l’alba!

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Il fatidico “primo giorno di scuola”!

…e anche il primo giorno di scuola è arrivato!
L’aveva aspettato tutta estate, e poi così, preannunciato e immaginato, il 12 settembre ci ha trovato, più o meno (im)preparati.

Parto subito dicendo che le maestre della materna avevano consigliato di non richiedere che la piccola fosse in classe con l’amica del cuore di sempre (della materna) perchè troppo attaccate e in simbiosi. E così abbiamo fatto, anche se io non ero molto d’accordo. L’avrei scritto comunque il nome dell’amichetta nelle preferenze all’atto dell’iscrizione, ma soprattutto i genitori di lei volevano seguire il consiglio della maestra (e avevano anche il nome di un’altra amica da scrivere).

Inoltre, qui da noi la scuola ha la odiata usanza di non esporre MAI le classi, ma di fare un mega-appello il primo giorno di scuola, perciò… le mamme (e le nonne) sono in fibrillazione per tutta l’estate, a chiedere per vie traverse all’amico dell’amica del parente del cugino dello zio di quella che lavora a scuola per sapere con chi sarà in classe il proprio figlio.
Morale: sapevamo già per certo che non sarebbe stata in classe con questa amica del cuore. Non dico quanto mi ero pentita di non aver scritto quel nome.

Comunque. Arriva il giorno 12 e siamo tutti in questo salone all’appello, di fianco all’amichetta. L’amica viene chiamata in una classe e la piccola no. Abbracci tra le due prima del distacco, piva della piccola e quasi-pianto mio, finchè non chiamano anche noi in un’altra classe dove… non c’è NESSUNA bambina che conosciamo.
Ottimo! La faccio sedere di fianco all’unica bambina che vagamente riconosciamo come viso noto (anzi la piccola non se la ricordava…) e a malincuore mi chiede: “mamma, ma quanto ci devo stare alle elementari?”
“Ehm… 5 a…. Un paio d’ore e poi torni a casa!!”

Non dico come sono uscita da quella scuola quella mattina. NERA è dire poco. Furente e molto incavolata, con chi non si sa. Anzi, si sa: con chi fa le classi in base alle preferenze e si deve barcamenare anche col numero di maschi e femmine.
Ero inconsolabile e davvero fuori di me.

Figuratevi che più di una persona poi si è informata per sapere come stavo. Immagino che faccia avessi avuto. Tipo occhi iniettati di sangue.

Ad ogni modo, alle 12.30, all’uscita, la piccola era miracolosamente raggiante! Si era divertita e aveva fatto amicizia con la bambina compagna di banco.
Poi è seguita per noi genitori l’assemblea, di pomeriggio (certo, GIORNO DI FERIE!), dove per 2 ore ci hanno parlato di modulistica, di come compilare il diario, del materiale scolastico (non avevo idea di cosa fosse un PORTALISTINO e nemmeno i REGOLI, ho dovuto chiedere a delle mamme incontrate al supermercato perchè pensavo fossero tipo dei righelli con i buchi…!). E io che mia aspettavo dicessero qualcosa sulla scuola, su come cercheranno di coinvolgere i bambini, sulla loro idea educativa, sui massimi sistemi del mondo… invece… moduli, moduli, cose pratiche.

Morale della giornata: fino alle 18 a comprare il materiale. Fino alle 22.30 a etichettare tutto (so di chi ha comprato le etichette su internet già con nome e cognome e di diversi formati). E nel frattempo mio marito si procurava le carte di identità dei miei suoceri da fotocopiare per le deleghe, e dovevano anche firmare il diario, che ci avevano venduto a scuola 3 ore prima. In pratica, se i nonni non fossero stati in zona quel pomeriggio, non avrebbero potuto ritirare la bambina il giorno dopo!

In farmacia ho incontrato gente che come me è andata a prendersi le pastiglie per il mal di testa. Per dire.

E il giorno dopo, ore 15: il colloquio individuale. In pratica uno deve mettere in conto un paio di giorni di ferie.
Ma comunque, ecco la svolta: le maestre mi hanno fatto un’ottima impressione!! Sorridenti, sveglie, attente, anche con voglia di fare. Almeno, dai 10 minuti di colloquio mi è sembrato così. Soprattutto, forse, hanno detto una piccola cosa che volevo sentirmi dire: “Per noi è fondamentale che i bambini vengano a scuola sereni, quindi il loro benessere è al primo posto”. tutto qui. Due parole che non speravo di sentire.

E la piccola? Sembra ci vada volentieri, sembra abbia fatto amicizia con la compagna di banco, poi è eccitata dal fatto di prendere il pullman da sola (c’è l’assistente che li porta fin dentro la scuola) e da tutte le novità che il nuovo ambiente comporta.
Io mi sono calmata, oggi ha passato il pomeriggio con la famosa amichetta del cuore che poi a volte ritirerò io da scuola e verrà qui a giocare… e via così.
E’ stato un inizio shock, diciamo, ma di certo così amplierà le sue amicizie e poi davvero confido in queste maestre che hanno saputo sorprendermi!!!

…sperèm!!

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Il cielo stamattina alle 6

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