Lo yoga può distruggere? Cos’è l’ego?

L’altra sera sono andata a lezione di yoga.
Appena entrata al centro, la titolare e la mia insegnante stavano discutendo circa un post che la titolare aveva messo su fb che diceva grosso modo “possibile che quando si parla di yoga si vedono sempre foto di belle ragazze in posizioni perfette, aumentando l’ego, che non è ciò che lo yoga dovrebbe distruggere?”.
Bon, era scoppiata una polemica su internet per questa parola “distruggere”, abbinata allo yoga. Orrore! “Lo yoga unisce, non distrugge” diceva l’insegnante, che si era dissociata dal vocabolo utilizzato, dicendo che l’ego serve e tramite l’ego si progredisce. Io, sentendo l’argomento, subito mi sono “schierata” con la titolare :D:D
Che male c’è a dire che lo yoga distrugge un’illusione? Stando a ciò che mi è stato insegnato, l’ego è l’anima quando si identifica col corpo. Perciò avidya. Una non-conoscenza, un concetto errato.
Se guardiamo ai vocaboli “forti”, abbiamo Shiva il distruttore, abbiamo la posizione del “guerriero” (guerriero spirituale). Abbiamo tutta la Mahabharata che è un’epopea basata su guerre tra parenti!

Comunque, il dubbio (parzialmente risolto) che avevamo è: cosa dice Patanjali?
A me sembra che dica che l’ego è uno dei 5 klesha (le afflizioni), chiamato asmita nel Sadhana Pada degli Yogasutra. A causa dell’ignoranza (avidya) confondiamo la materia con lo spirito.

Yoga Sutra II,3:
Avidya-asmita-raga-dvesa biainivesak klesah
tradotto con:
“L’ignoranza, l’egotismo (asmita), l’attaccamento, l’odio, e l’eccessivo amore per la vita, sono questi ostacoli (klesah) che producono dolore. Sono le cinque sofferenze; sono i cinque legami che ci tengono stretti alla vita terrena”

Ma, c’è un ma. Nel passaggio che riporto qui di seguito, asmita è uno degli stadi del samadhi.

Yoga Sutra I,17:
Vitarka vichara ananda asmita rupa anugamat samprajnatah”

Secondo me il punto sta proprio nella difficoltà di traduzione del sutra. Di certo io non ne ho la competenza. In alcune traduzioni “asmita” è “egoismo”, “ego”, “egotismo”. In altre è “senso di identità con l’oggetto di conoscenza”.
Cioè non vi è distinzione tra oggetto e soggetto di conoscenza.

Con l’insegnante poi ci siamo scritte per chiederci a vicenda cosa ne pensassimo e così abbiamo avuto un confronto per concludere poi che certamente va superato il senso di “io sono” ma che comunque lo spirito si manifesta anche attraverso il nostro ego.

Mi ha fatto piacere questo confronto, anche perché ho capito che in ogni cosa va sempre fatto un approfondimento.
Ma comunque non ho ancora risolto del tutto “l’arcano”…

 

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Yoga con mia figlia

Da tantissimo tempo non provavo a coinvolgere la piccola nella pratica yoga.
L’altro pomeriggio mi è tornato tra le mani il  libro di Clemi Tedeschi “Piccolo Yoga” e sfogliandolo ho pensato “Perché no? e perché non oggi?”.

Piccolo Yoga

Così abbiamo preso i tappetini, i cimbalini, un tamburello, una tastiera giocattolo che emette delle musichette, dei fogli e dei pennarelli, e ovviamente il libro di Clemi e abbiamo fatto la nostra oretta di yoga!
Abbiamo iniziato con dei canti di Ananda, poi con la pratica del libro che prevedeva una storia raccontata e varie posizioni da assumere, poi ancora una pratica di Ananda, un rilassamento con la “Primavera di Vivaldi” della sua tastierina, e per finire una meditazione con visualizzazione. Ero davvero stupita di quanto mi seguisse.

Poi per concludere abbiamo disegnato quello che volevamo, qualcosa che ci era piaciuta durante la pratica o anche solo qualcosa a piacere!
E’ stato lo yoga che ho preferito negli ultimi… anni! 🙂
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Al Planetario di Torino

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Nell’ultimo mese sono stata di nuovo assente dal blog. In parte per mancanza di tempo, in parte perché mi sembra di scrivere sempre le stesse cose :D, però alla fine mi piace l’idea di tenere una specie di diario dove poter rivedere i momenti trascorsi in famiglia o i pensieri che mi sono passati per la testa.
Una delle cose che non mi vorrei perdere è la memoria della mia piccola in questi suoi primi anni di vita. Già ora quando riguardo le foto o i video di quando aveva 2 anni non mi sembra già più lei!

Un giorno, lo scorso mese, abbiamo approfittato di un giorno libero del papà (e di un giorno di ferie mio) per una piccola gita, ma dato che il tempo non era dei migliori, mi è venuta l’idea del Planetario di Torino.L’idea si è rivelata vincente,è stata una visita molto interessante e divertente, anche per la piccola che, come ho scritto altre volte, è attirata dai pianeti e dalle stelle.

Intanto il Planetario di Torino (di Pino Torinese)  è pensato per le scuole e per una visita interattiva. ci sono tantissimi “giochi” ed “esperimenti” da fare, e per fortuna quel giorno non c’erano molti ragazzi, per cui è stato facile per noi utilizzare un po’ tutte le postazioni.
Questo corpo celeste o stella azzurra è una postazione “spaziale” da dove si può partire per un bel viaggetto virtuale

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P_20180403_134116e da cui si vede il nostro pianeta che abbiamo appena “lasciato”…

Questi altri sono degli esperimenti di fisica. C’era anche un palo a cui aggrapparsi per sperimentare la forza centrifuga… io ne sono uscita barcollante, non ho più l’età!!
Questo qui sotto è un interessante esperimento sul magnetismo. Si poteva modificare il magnete, che andava poi a conferire diverse forme al ferro fuso. Il personale del planetario poi è disponibilissimo a spiegare ogni cosa!

Uno dei giochi più divertenti è il “salto” sulla Luna. In pratica si è posizionati su una pedana in diagonale e una telecamera ci “proietta” sulla Luna, e su questa pedana ci si può dare una spinta, che corrisponde ad un “salto” con la gravità lunare.

Insomma, non so se mi sono spiegata (forse no), ma ecco la piccola sulla Luna, anche se lei sta decisamente cadendo!

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E questa gigante rossa? E’ il vero e proprio planetario, dove proiettano il cielo del mese e altre lezioni di astronomia, ma anche cartoni animati “spaziali”!

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Un’altro affascinante divertimento è la passeggiata sulle stelle (vedi foto iniziale): si cammina su diversi schermi che mandano immagini dello spazio in movimento.
Per chi è interessato alle stelle, una vera pacchia e un modo per sognare anche da adulti 😀
Ecco il sito del Planetario, molto consigliato a tutti!!! La prossima tappa sarà visitare anche l’osservatorio!

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Una piccola gita domenicale

Questa nelle foto è una bellissima casa sull’albero dove abbiamo portato la piccola lo scorso weekend. Si tratta del parco di una gelateria zona Idroscalo a Milano.

L’idea è accattivante, puoi gustarti un buon gelato ai tavoli all’aperto mentre i bimbi si divertono nelle due casette sull’albero. Si chiama La Casa del Gelato.

Domenica scorsa è stata una delle poche domeniche libere di mio marito per cui ne abbiamo approfittato per un piccolo giro pomeridiano, visitando anche l’Abbazia di Chiaravalle che è davvero a 20 minuti da noi ma nessuno dei due ci era mai stato

Perché ve lo scrivo alle 5 di mattina? Intanto perché in settimana non ho quasi più tempo per il blog, ma ci tenevo ad aggiornarlo anche perché serve a me per prima per avere un ricordo della nostra vita di questi anni.

Poi perché data l’insonnia delle ultime notti, almeno cerco di sfruttare bene il tempo in cui si sveglia sorseggiando una tiepida camomilla… 🙂

Buon sabato mattina

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Mostra su Dürer a Milano

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La scorsa settimana abbiamo organizzato una visita guidata con l’ufficio alla mostra su Dürer qui a Milano.
Partiamo dai “pro” e a cosa mi è piaciuto.
1) la primissima cosa che ha detto la nostra guida, cioè: “Mai come questa volta il vostro biglietto di entrata alla mostra è un vero e proprio biglietto di viaggio attraverso l’Europa”. Come si può non partire già esaltati?

2) il suo viaggiare e il testimoniare attraverso i disegni la varietà dei personaggi che incontrava, anche quelli più “umili” per così dire. Attraversava i valichi alpini per raggiungere l’Italia e soprattutto Venezia, dalla Germania (siamo nel 1500).
Con la sua manìa di disegnare, ha dato per la prima volta una ragione d’esistere al disegno stesso: per lui non è più solo una bozza preparatoria per un quadro, ma ha un valore di per sé, tant’è che firmerà con il famoso acronimo AD i disegni, trasformandoli in opere finite.

3) la sua firma e come ha inserito il suo acronimo nei quadri, come fosse un elemento stesso del paesaggio, un sasso, una pietra, un segnalibro, con le lettere “AD” quasi “incise”

4) una cosa che mi è piaciuta a metà ma comunque mi ha colpito: il suo voler essere importante. Anche all’interno dei dipinti! come in questa composizione (in realtà è una copia di un suo dipinto): lo vedete, a sinistra, a figura quasi intera e con abiti “leggermente” vistosi?
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1519292223 - Copia

5) i dettagli. Dovunque nei suoi dipinti e nelle xilografie, ci sono dettagli. Animali, insetti, venature del legno, mattoni, pellicce, dettagli infiniti di una precisione assoluta!

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Anche in quest’opera, l’Adorazione dei Magi, spiccano moltissimi dettagli. E spicca anche Durer stesso, nientemeno che nei panni di uno dei tre Re Magi!

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6) il “mistero” del quadretto su San Girolamo, che nel retro dell’opera presenta un altro dipinto: una cometa che ha realmente attraversato i cieli di quel momento e che l’artista ha inserito come a ricordare la divinità di quell’evento eccezionale e misterioso. Ecco il fronte
fronte
ed ecco il retro
retro

Tuttavia questa mostra mi ha lasciato dei “però”.
Intanto, non ero abbastanza preparata sul Rinascimento da poterlo capire. Poi forse mi aspettavo di vedere i suoi autoritratti per i quali è famoso, invece niente.
E a dirla tutta i dettagli nei dipinti sono quasi maniacali (e un filino angoscianti!)

Meriterebbe una seconda visita per capirlo un po’ meglio!

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Buon compleanno

Oggi la mia mamma compie 78 anni, auguri “piccola”!!!

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Yoga del pensiero, yoni del pensiero

Stavo riflettendo sul potere che hanno i pensieri sul nostro corpo.
In particolare pensavo alla visualizzazione e alla concentrazione: avete mai pensato di rilassarvi, di inspirare e poi con un lieve espiro di rilassare una parte specifica del corpo, o di mandare energia ad un muscolo, o di prendere coscienza di una zona?

Durante i rilassamenti ai corsi di yoga spesso gli insegnanti guidano gli allievi in un percorso di visualizzazione, dicendo di rilassare prima un piede, poi l’altro, poi la coscia, e così via, anche a volte “la parte dietro gli occhi” che è sempre stata la mia preferita.
Anche negli esercizi di ricarica energetica di Yogananda (in qualche esercizio) c’è la variante “solo mentale”. Questi esercizi prevedono di inspirare, contrarre con intensità crescente un muscolo, ad esempio l’avambraccio sinistro, mandando lì l’energia, e poi lentamente rilasciare il muscolo per diffondere energia.
La variante prevede di inviare solo mentalmente l’energia e di contrarre il muscolo, anche qui, solo mentalmente.
Funziona, non funziona? E’ un esercizio mentale, anzi in questo caso anche qualcosa di più del mentale, perché si presuppone di recepire l’energia cosmica, farla passare dal midollo allungato e poi da lì nel nostro corpo.

Ultimamente ho avuto la riprova che una parte del nostro corpo può essere energizzata, per così dire, con esercizi di visualizzazione.
Sto seguendo un percorso di riabilitazione perineale post parto (sì, ok, a distanza di 5 anni dalla nascita della piccola), da un’ostetrica (che caso vuole è anche insegnante di yoga) che mi ha proposto una serie di esercizi di visualizzazione. Con l’espiro mi immagino, per esempio, un punto che si muove da “laggiù” attraverso il mio corpo fino alla fronte, oppure un’onda del mare da sinistra a destra e così via… E il bello è che funzionano, cioè senza muovere nulla di volontario, la muscolatura si riattiva.
“Si ricordi di non fare nulla di volontario” mi ripete. E poi mi chiede: “Ma lei sente qualche cambiamento durante gli esercizi?” e io: “Sì… solo che non so se i cambiamenti sono reali o se me li sto immaginando” (difficile distinguere? sì) e lei: “No, glielo confermo: sono reali”.

E’ curiosa sta cosa… il potere della mente?
Così ora tutte le sere prima di dormire ho deciso di provare a rilassare le spalle che sento sempre contratte. Poi anche gli occhi, affaticati dalla giornata. Poi ora sto tentando di distendere le rughe del viso… dite che funzionerà? 🙂

Ps: la parola “yoni” nel titolo è il vocabolo che in sanscrito indica i genitali femminili

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Transizioni

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Da un po’ di tempo manco dal blog, vuoi per mancanza di tempo e anche per mancanza di idee da mettere nero su bianco… vorrei cercare di essere un po’ più costante quindi partirò oggi dallo… yoga!

Ieri la mia insegnante (di yoga, appunto) ha scelto come tema della lezione le transizioni da un’asana all’altra, facendo anche il paragone con i passaggi tra le varie fasi della vita.
In effetti nella vita quotidiana non faccio quasi mai caso ai momenti di passaggio, ma, credo, come la maggior parte di noi, sono proiettata o a quello che lascio o al punto da raggiungere.
Lei ha preso come esempio, nella vita di una mamma, i passaggi dall’allattamento al seno alle pappe, oppure l’entrata alla scuola materna e così via. Io questi passaggi li ho sempre vissuti un po’ male, in effetti.
Ho la tendenza ad ancorarmi a quello che perdo (ad esempio l’essere piccolina della mia bimba), o a pensare a quanto lei possa non essere pronta a questi passaggi.

Ma anche in altre fasi della vita sarebbe utile soffermarsi un po’ sui passaggi, senza la fretta di arrivare e senza restare attaccati a quello che sta diventando passato.

Negli ultimi giorni ho sofferto spesso di mal di stomaco, e credo che avesse un’origine ansiosa. Una fretta di fare, un “oddio devo fare una montagna di cose” e pensando già al punto di arrivo difficile da raggiungere senza guardare al qui e ora e ai piccoli passaggi che mi porterebbero con un po’ più di calma a fare tutto, o a fare quello che si può. Il risultato è spesso la fretta, il nervosismo, il respiro bloccato, il mal di stomaco appunto. E una grande stanchezza.

La lezione di ieri mi è stata utile soprattutto in questo senso, nell’applicare questo principio alla vita quotidiana, oltre che alle fasi di passaggio durante le sequenze yoga.
Un po’ più di calma non mi guasterebbe.

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Collezione di borse vintage

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Dalla cantina di mia mamma emergono i più svariati oggetti. Un giorno fotograferò la macchina da cucire della bisnonna, la lucerna del 1800, i due bauli, i mobili vecchi e vari oggetti decisamente retrò.
Ma oggi volevo dedicarmi alle borse. Già nel corso degli anni avevo raccolto una discreta collezione di questi accessori appartenuti a nonne e zie, ultimamente ho incrementato la raccolta con altri ritrovamenti, come questa borsa in apertura del post. Chissà di chi sarà stata.
Altre invece le uso da quando andavo all’università, insieme al cappotto nero della nonna che metto tuttora (è inossibadile, un giorno fotografo pure quello) e alle scarpe da anziana che portavo a 19 anni e che destavano una certa ilarità nella “Pavia bene” che frequentavo. Peccato averle – credo – buttate. Ah, e insieme anche al “velo da lutto” di mia nonna che invece ho nel cassetto, insieme a una quantità di piccoli guanti in pelle, quelli che ho salvato dal repulisti che sto facendo. Tutti oggetti, cimeli di famiglia, che ci terrei a fotografare e a tenere come “documento storico”.
Ma veniamo alle borse che mi hanno accompagnato all’università:

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Ce n’era anche un’altra, ma credo di averla distrutta e buttata.
Invece, al lavoro spesso portavo questo bauletto della bisnonna, non proprio comodo da aprire e chiudere quando si gira sui mezzi, E quest’altra borsa bislunga con la quale però urtavo continuamente la gente sull’autobus:
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Poi è stata la volta di una stupenda borsetta da sera che ho usato in serate di gala sempre al lavoro, e un’altra specie di borsetta a mano che sembra più un borsellino:

Ed ora altre new entry ma molto più recenti come fattura, di certo appartenute a mia zia (era lei che adorava il coccodrillo!)

Ah, dimenticavo quest’altra, che conteneva addirittura un biglietto del Teatro alla Scala:

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Nell’ambito della “ricostruzione” dell’albero genealogico e delle storie di famiglia, mi fa piacere aver ritrovato tutti questi oggetti (e non sapete quanti ne ho eliminati!!).
Al prossimo giro in cantina!

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Notti sveglie cortisoniche

“…possono manifestarsi alterazioni psichiche di vario genere: euforia, insonnia, mutamenti dell’umore o della personalità, …”

questo nel bugiardino del cortisone che stavo prendendo fino a ieri. Dopo l’ennesima notte bianca, ho mollato il colpo. Vediamo se le prossime notti saranno più proficue in termini di sonno.
Intanto, nelle ultime notti, forte dell’euforia e dell’energia (a questo punto cortisonica??) che mi sentivo, mi alzavo, leggevo, bevevo tisane, praticavo yoga.

In particolare, mi ero cimentata a provare la posizione sulla testa (mi vedete, alle 5 di mattina?). Devo dire che è molto più semplice di quello che pensavo. La posizione è questa, ma io mi appoggio al muro. Il cambiamento di prospettiva e di percezione corporea è molto forte e molto bello. Sento una corrente di energia molto positiva!headstand

Ho trovato su Il Giornale dello Yoga una breve descrizione dei benefici dell’asana:

Benefici Sirsasasana

Praticare Shirshasana apporta innumerevoli benefici dovuti alla posizione invertita del corpo.

  • Favorisce il ritorno venoso e incrementa il flusso di sangue al cervello
  • Aiuta a ossigenare le cellule cerebrali con un maggiore quantità di sangue aumentandone l’efficienza, la memoria e la capacità di concentrazione
  • Rinforza i vasi cerebrali aumentandone l’elasticità
  • Rivitalizza i centri nervosi, pertanto aiuta a migliorare le disfunzioni nervose e ghiandolari
  • Aiuta a migliorare le disfunzioni sessuali, in quanto tonifica la ghiandola pituitaria che produce gli ormoni sessuali
  • Aumenta il flusso sanguigno al viso e agli occhi migliorando le condizioni della pelle, dei capelli e della vista
  • Facilita il ritorno del sangue venoso dalle gambe verso il cuore
  • Da un punto di vista energetico, permette la sublimazione dell’energia: invertendo il corpo, le energie dei chakra più bassi si muovono verso l’alto, l’energia sessuale e tellurica si possono trasformare in energia spirituale
  • Prepara alla meditazione
  • Da un punto di vista mistico stimola i chakra, apre sushumna nadi e pepara il corpo per l’ascesa di kundalini, l’energia latente in ogni essere umano.

Inoltre, la nottata mi è servita per una lunga meditazione.

Ho sentito proprio un cambio di energia, una spinta in positivo, come la fine di qualcosa di pesante, un’uscita da un tunnel nero.
Mi sento molto diversa, calma, positiva, energica, entusiasta!
E’ una sensazione bellissima che non provavo da tempo, quella di prendere le cose in positivo e viverle appieno. Senza pensieri negativi.
Ora si tratta di mantenere!

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